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Posts Tagged ‘traffico rifiuti’

Traffico di rifiuti tossici tra Roma e Cina

30 maggio 2010

Rifiuti non trattati che dal Lazio partono di contrabbando per la Cina, dribblando i controlli distratti di alcuni funzionari doganali. «Centinaia di container» zeppi di spazzatura triturata. Che poi, trasformata in materiale plastico «dannosissimo per la salute», rientra in Italia sotto forma di giocattoli e indumenti. Le preoccupate parole sono quelle pronunciate martedì dal questore della Capitale Giuseppe Caruso alla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, presso la quale è stato ascoltato assieme ai responsabili dell’ordine pubblico delle 5 province del Lazio. C’è un allarme inquietante. «Quel traffico diretto da un cinese sta continuando, con l’avallo» delle complicità che lo hanno reso possibile. Questo succede nonostante un’indagine sia stata conclusa nel 2008 dalla squadra mobile di Roma con la richiesta di 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di cinesi e di «amministratori delegati di società non solo del Lazio legate allo smaltimento dei rifiuti». Ma l’inchiesta per ora resta senza manette visto che da due anni «i provvedimenti sono fermi al vaglio dell’autorità giudiziaria».

L’audizione è l’ultima di una serie, convocata dal presidente Gaetano Pecorella, iniziata con l’obiettivo di evitare che tra Roma, Latina, Viterbo, Frosinone e Rieti esploda un’emergenza come quella che a Napoli ha lasciato per lunghi mesi la spazzatura a marcire per strada. «Non siamo a questo punto, ma la situazione è difficile», è la sintesi del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro che ha parlato di una raccolta rifiuti che nella regione è indirizzata per l’86 per cento – il dato è il più alto del centro Italia – nelle discariche. Che però, soprattutto nei pressi della Capitale (Malagrotta, Cecchina, Bracciano, Civitavecchia e Colleferro) «sono sull’orlo dell’esaurimento». Senza contare il corollario di truffe, violazioni delle norme ambientali e controlli inesistenti. Martedì Pecoraro, sollecitando «un potenziamento dell’Arpa a scopo preventivo» ha parlato di «rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia e dall’Europa interrati nei cantieri della linea Tav Roma-Napoli».

Ma c’è molto altro nei resoconti delle audizioni (con le testimonianze di magistrati, investigatori delle forze dell’ordine e tecnici) raccolti nel certosino dossier sul Lazio condotto dai senatori Candido De Angelis, Pdl, e Antonio Rugghia, Pd. Oltre al caso dei 40 milioni di euro spariti per costruire quella discarica ai Castelli che esiste solo sulla carta, c’è da capire come sia stato possibile che per 5 anni il termovalorizzatore di Colleferro abbia bruciato copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni e filtri di industrie chimiche spargendo nell’aria diossina e altri veleni senza che nessuno se ne accorgesse.

Una catena impressionante di controlli-colabrodo, con le preoccupate denunce dell’Arpa rimaste prive di seguito. E infine quella «triangolazione» di rifiuti tra Lazio e Cina. Nel rapporto scritto dal capo della mobile romana Vittorio Rizzi apposta per la commissione parlamentare – dopo l’autorizzazione della procura di Roma – si parla di «meccanismo spudorato». Il colossale quantitativo di immondizia arriva, trasportata in container, in una discarica abusiva dalle parti di Frosinone. Da qui, dopo essere stata «triturata» riparte dal porto di Napoli, con qualche funzionario doganale che si gira dall’altra parte, verso la Cina accompagnata da carte false che definiscono la spazzatura «materia prima secondaria». Tutto rientra in Italia – è la certezza degli investigatori della mobile che però hanno bisogno dell’autorizzazione per arresti e perquisizioni per provare la circostanza – sotto forma di «bambole, giocattoli, abiti che usano i nostri figli e i nipoti», ha concluso il questore Caruso. «Roba nociva per la salute. E’ un fatto di una gravità estrema» ha concluso il questore dopo le domande dei parlamentari della commissione. [articolo di Alessandro Fulloni, tratto da Il Corriere della Sera, edizione romana del 29 maggio 2010]

Rifiuti campani all’estero, indagine bis in Germania

21 maggio 2010

Due inchieste, una giudiziaria, aperta nel marzo scorso, l’altra più recente, voluta dalla politica, chiariranno i troppi punti oscuri dello sversamento dei rifiuti napoletani in Germania, in particolare di quelle 150mila tonnellate finite in Sassonia. Il Parlamento del Land tedesco della Sassonia ha nelle scorse settimane votato e approvato la formazione di una commissione di inchiesta per investigare su possibili azioni criminali nella gestione della spazzatura (parte della quale è stata appunto spedita dall’Italia). Il sospetto è che la spazzatura sia stata manipolata senza aver fatto tutti i controlli, anche perché, secondo quanto appurato dalla magistratura tedesca, pare che una parte della documentazione sui rifiuti sia stata falsificata. Una commissione simile esiste già da circa un anno nel Land vicino (Sachsen-Anhalt). A battagliare sono soprattutto i Verdi che attraverso il loro leader in Sassonia, Johannes Lichdi sostengono che non sia stata ancora fatta luce sulla questione dell’importazione da Napoli che risale all’inizio del 2008, di 150mila tonnellate di pattume.

Come dicevamo questa inchiesta parlamentare che Il Napoli ha potuto confermare anche attraverso fonti locali, non è l’unica: il caso era esploso nel marzo scorso perché il settimanale “Der Spiegel” con un servizio intitolato “Le immondizie della Camorra”. aveva rivelato stralci dell’indagine condotta dalla magistratura tedesca. Il settimanale scriveva che l’impianto di Grosspoesna nel solo 2005 aveva realizzato una perdita di 4,5 milioni di euro, tornando però presto in attivo grazie ai rifiuti arrivati dalla Campania. A mettere in moto la magistratura tedesca furono le indagini avviate in Italia nel 2008 dai carabinieri, mentre nel frattempo uno studio del “Bundeskriminalamt” (Bka), la Criminalpol tedesca aveva messo in evidenza che nelle discariche tedesche sono stati già sversati circa due milioni di tonnellate di rifiuti urbani, non solo italiani.

Le indagini in Germania hanno già accertato che avrebbero passato le Alpi senza autorizzazione 107mila tonnellate di rifiuti, che una volta arrivati in Germania hanno cambiato identità e sono stati trasformati in «resti di tipo minerale derivati dalla separazione», da smaltire senza problemi. [articolo di Ciro Pellegrino da Il Napoli]

Inchiesta su traffico illecito di rifiuti, indagato Steno Marcegaglia

10 febbraio 2010

Hanno ‘ripulito’ rifiuti speciali e pericolosi con false certificazioni sversandoli in discariche e siti non attrezzati in mezza Italia. Tra i clienti avevano nomi grossi: Lucchini, Marcegaglia, Procter&Gamble. In due diverse operazioni condotte dai Carabinieri del Noe, i militari sono risaliti a due società, autonome l’una dall’altra, che muovevano i fili: una con sede a Scarlino (Grosseto), l’altra nella zona industriale di Lanciano (Chieti). Complessivamente sono state arrestate 23 persone. Altre 61 sono indagate, tra cui il patron del gruppo Marcegaglia, Steno in quanto presidente del gruppo. Tra le accuse agli arrestati c’é anche l’associazione per delinquere.

Il sistema era lo stesso: attraverso l’illecita miscelazione dei rifiuti, simulando operazioni di selezione, trattamento e recupero con la falsificazione dei documenti analitici e di trasporto, per anni sarebbero stati illecitamente smaltiti rifiuti in siti gestiti da titolari compiacenti. In Toscana, l’operazione (denominata ‘Golden Rubbish’, immondizia d’oro) ha portato a 15 arresti. Tutto è partito indagando su un incidente sul lavoro in cui, a Scarlino, il 26 giugno 2009, morì un operaio e un altro rimase gravemente ustionato. L’incidente avvenne nell’impianto dell’Agrideco, una società di intermediazione. A Scarlino l’impianto era autorizzato per il trattamento di rifiuti non pericolosi ma dall’indagine è emerso che la società nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray che risultarono rifiuti della Procter & Gamble. L’incidente avvenne a causa della triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette che provocò la fuoriuscita dei gas e una forte deflagrazione. Indagando sull’Agrideco i militari del Noe sono risaliti ai suoi clienti e in particolare alla Lucchini e al gruppo Marcegaglia per conto dei quali smaltiva rifiuti di vario genere. Il loro sistema permetteva di smaltire fino a 500 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Per i maremmani, il giro d’affari era di 30 milioni di euro l’anno. Sei degli arrestati e finiti in carcere sono i vertici dell’Agrideco tra cui il presidente del cda Stefano Rosi e il suo vice Luca Tronconi. Dovranno rispondere anche di omicidio colposo per la morte dell’ operaio a Scarlino. Gli altri arrestati, tutti ai domiciliari, sono quattro riconducibili al gruppo Marcegaglia tra cui l’ex direttore di un’industria siderurgica di Ravenna, Mauro Bragagni, tre della Lucchini tra cui il direttore dello stabilimento siderugico di Servola, Francesco Rosato, due responsabili di un sito di smaltimento finale di Sativa di Sardagna a Trento e un tecnico di un laboratorio di Bergamo. Per il gruppo Marcegaglia, in particolare, l’Agrideco smaltiva terriccio industriale contaminato, secondo le accuse, da mercurio proveniente dallo stabilimento di Ravenna attraverso false certificazioni realizzate in un laboratorio di Mantova, il Made Hse, appartenente allo stesso gruppo Marcegaglia. Il laboratorio è stato posto sotto sequestro. Per gestire il sistema di trasporto dei rifiuti, alcuni dei quali scaricati anche in un sito nel paese di Arrigo Sacchi, Fusignano, l’Agrideco si serviva di una serie di ditte campane che mettevano a disposizione fino a 800 grossi camion capaci di trasportare fino a 100 tonnellate al giorno in due viaggi.In Abruzzo l’operazione è stata denominata ‘Spiderman’. Otto le persone arrestate. Fulcro delle attività illecite era un impianto di stoccaggio e selezione rifiuti operante nella zona industriale di Lanciano, regolarmente autorizzato alla gestione rifiuti dove, dichiarando che i rifiuti da loro gestiti e trattati provenivano da attività di selezione automatica, tecnologia di cui la ditta non dispone, ottenevano un forte sconto sull’applicazione dell’ecotassa regionale, per 500.000 euro circa. In Abruzzo è stata inoltre riscontrata la complicità di appartenenti alla polizia provinciale che rilasciavano attestazioni di comodo. Il traffico accertato è stato stimato in circa 80.000 tonnellate nei soli conferimenti verso le due discariche, con un lucro per l’organizzazione non inferiore ai tre milioni di euro. Elogio per l’operazione è stato espresso dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha sottolineato quanto ora sia “opportuno” il varo del sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali, Sistri, “per combattere le ecomafie”. [Fonte: Ansa, scheda di Martino Iannone]

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