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Rifiuti speciali smaltiti in terreni. Sgominata banda del Nord-Est

11 febbraio 2010

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip di Udine Alessio Verni su richiesta del Pm Viviana Del Tedesco nell’ambito di una inchiesta su un traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Tra gli indagati figurano due funzionari dell’Arpa di Udine. L’operazione vede impegnati i carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Treviso (Noe di Udine, Treviso e Venezia), con il supporto dei militari dell’arma dei comandi provinciali di Udine, Venezia e Treviso, che stanno sequestrando varie società e una decine di mezzi per il trasporto dei rifiuti.

L’indagine, denominata ‘Parking Waste’, è iniziata dal rinvenimento di una discarica abusiva di rifiuti speciali ospedalieri in un’area da adibire a parcheggio di pertinenza dell’ospedale civile di Latisana (Udine). Gli accertamenti dei militari del Noe di Udine, che si sono serviti di intercettazioni telefoniche e strumentazione tecnica, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un sodalizio criminoso che aveva smaltito circa 600 mila chili di rifiuti speciali costituiti da terreno frammisto a rifiuti ospedalieri, sotterrati in una discarica di inerti della provincia di Treviso. Contemporaneamente i carabinieri hanno accertato anche una illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica di un deposito di carburante di Gorizia. Rifiuti di amianto frammisto a terreno sono stati scaricati illecitamente presso un centro di stoccaggio nella provincia di Trento, per essere poi inviati per il definitivo smaltimento presso impianti tedeschi. Gli indagati sono accusati di avere costituito una associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. [Fonte: Ansa]

Traffico illecito di rifiuti tossici: dieci arresti e 40 perquisizioni in Lombardia

19 gennaio 2010

Ci sono anche un consigliere del Comune di Solaro (Milano) e sei funzionari di banca tra gli indagati nell’operazione che ha portato all’arresto di Salvatore Accarino 57 anni, campano di origine e legato alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato, abitante a Fagnano Olona, già condannato per reati analoghi, il figlio Francesco, il fratello Mario e un’impiegata, Myriam Battistello. Agli arresti domiciliari, i titolari di aziende di smaltimento compiacenti che ritiravano i rifiuti inviati dagli Accarino, accettavano per buone le bolle di trasporto falsificate e chiudevano gli occhi sul fatto che gli Accarino avevano il compito di trasportare i rifiuti ma non di trattarli rendendoli, almeno apparentemente, innocui. Fra questi anche un imprenditore e consigliere di minoranza al Comune di Solaro. Domiciliari anche per gli impiegati degli Accarino che si prestavano a taroccare le bolle di accompagnamento dei camion e «le teste di legno» ovvero i prestanome, titolari di conto corrente su cui in effetti operavano gli Accarino.

LA BONIFICA DELLA CARTIERA - Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. L’organizzazione, secondo quanto accertato dai carabinieri, operava attorno a un sito di Fagnano Olona (Varese), noto come «La Valle», formalmente adibito a ricovero di mezzi, ma di fatto utilizzato illecitamente come base di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi. La famiglia di Salvatore Accarino avrebbe coordinato l’illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica della Cartiera Fornaci di Fagnano Olona, soprattutto terre contaminate da idrocarburi e metalli pesanti. Gli ingenti guadagni sarebbero poi stati riciclati con l’acquisto di mezzi e attrezzature da impiegare nelle società collegate all’organizzazione, oppure acquistando nelle aste pubbliche mediante prestanome unità immobiliari in passato pignorate alla famiglia Accarino

I PRESTANOME - Salvatore Accarino, già fallito e condannato con sentenza confermata in Cassazione proprio per traffico di rifiuti, non poteva gestire imprese né conti correnti. Per questo, secondo i carabinieri del Noe, erano stati individuati dei prestanome che consentivano a Salvatore Accarino di gestire tutto il traffico senza comparire in prima persona. «L’abbiamo individuato – ha detto il pm Sabrina Ditaranto – solo attraverso le intercettazioni telefoniche». Fra gli indagati, anche sei funzionari di banche compiacenti che permettevano a Salvatore Accarino di gestire e fare movimentazioni su conti correnti intestati ad altre persone. Nonostante il suo status di pluriprotestato, Accarino sarebbe stato sistematicamente favorito dai direttori e impiegati di banca di alcuni istituti di credito nelle province di Verbania, Varese e Milano.

L’OPERAZIONE – I carabinieri del Gruppo tutela ambiente (Gta) hanno eseguito dieci provvedimenti restrittivi, una quarantina di perquisizioni, sequestri di sette aziende e decine di mezzi, oltre ad aree e impianti di stoccaggio di rifiuti. Nell’operazione sono stati impegnati circa 200 militari del Gta di Treviso, con il sostegno dei carabinieri dei comandi provinciali di Varese, Monza, Milano e del secondo Elinucleo di Orio al Serio (Bergamo). Gli ordini di custodia cautelare sono stai emessi dal gip Nicoletta Guerrero, su richiesta del pm Sabrina Ditaranto del tribunale di Busto Arsizio (Varese). [Fonte: Il Corriere della Sera]