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Posts Tagged ‘smaltimento illecito’

Gestione illecita di rifiuti: operazione del Noe Lecce a Ginosa

28 giugno 2010

A parziale conclusione delle indagini avviate dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce dopo il sequestro di oltre mille metri cubi di rifiuti liquidi misti a fanghi rinvenuti all’interno di otto vasche e tre serbatoi in disuso nel depuratore comunale di Ginosa (Taranto), due dirigenti – uno della società che gestisce il depuratore ed uno di quella che lo conduce – sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Taranto.

I reati ipotizzati dai carabinieri del Noe sono quelli della gestione illecita dei rifiuti, in relazione sia ai fanghi rinvenuti nelle vasche ed in queste stoccati da diverso tempo, sia ai rifiuti liquidi conferiti tramite autospurghi presso il depuratore in totale assenza di autorizzazione da parte della Provincia di Taranto. Questa ultima violazione è emersa a seguito dell’esame della documentazione inerente il funzionamento dell’impianto di Ginosa e delle relative autorizzazioni; i militari hanno infatti appurato che il depuratore era privo dell’autorizzazione necessaria per il conferimento nell’impianto di rifiuti liquidi prelevati da autospurghi. [Fonte: Il Tacco d'Italia]

Nuovo capitolo dell’inchiesta Acciaio Sporco. Si passa alla Basilicata

24 giugno 2010

Un’azienda e 41 camion, per circa 4 milioni di euro, sono stati sequestrati in un’indagine sullo smaltimento illecito di rifiuti ferrosi. Nell’inchiesta, condotta dal Corpo Forestale dello Stato, sono indagate 41 persone, molte delle quali titolari di imprese e tra le quali diverse di etnia rom, accusate di violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti. Il presunto traffico e smaltimento illecito di rifiuti ferrosi partiva da Marina di Gioiosa Ionica e vedeva coinvolte numerose ditte dell’alto Ionio reggino. A darne la notizia è l’Ansa.

Attraverso fonti di stampa locale si apprendono altri particolari della notizia che riguarderebbe traffici di materiali ferrosi tra Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia sul quale indaga la Procura di Locri che ruoterebbe intorno ad una ditta di Marina di Gioiosa Ionica, la “Ferro & Acciai Femia srl”. Tra gli indagati vi sarebbe il direttore dello stabilimento della ex Sider Potenza, oggi Ferriere Nord del Gruppo Pittini, Giuseppe Castellano. A Marina di Gioiosa Ionica sarebbero state demolite automobili (rifiuti pericolosi) e trasformate in materia prima secondaria grazie alla ditta calabrese che dipenderebbe a sua volta da una ditta con sede a Sala Bolognese (BO). Ufficialmente ingenti quantitativi di autoveicoli venivano rottamati in Emilia Romagna, anche se i rifiuti partivano direttamente da Marina di Gioiosa Ionica  alla volta delle acciaierie come lo stabilimento di Potenza ed altri simili nella vicina Puglia.

Tribunale, discarica abusiva nel complesso Savam di Altare: via al processo

25 maggio 2010

Savona. Si è aperto questa mattina in tribunale a Savona il processo che vede imputati Giampaolo Bagnasco, 51 anni, e il fratello Alfio, 47 anni, entrambi residenti a Cengio per l’accusa di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. I due, in qualità di soci amministratori e direttori tecnici della Emi snc, società proprietaria, dal 2001 e fino al febbraio 2009, della complesso della Savam di Altare, sono infatti accusati in concorso di aver realizzato e gestito, fino al febbraio 2009, all’interno di quelle aree una discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi.

Secondo la tesi accusatoria all’interno del complesso della vetreria altarese, peraltro sottoposto a vincolo di interesse storico artistico, si sarebbero accumulati moltissimi rifiuti di vario genere e natura tali da far ridurre area, di oltre 20mila metri quadrati, in stato di degrado ambientale. Inoltre ai due, difesi dagli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella, è anche contestata l’accusa di uso illecito di beni culturali visto che, a causa della loro condotta, l’intera struttura, per un totale di circa 70mila matri quadrati, sarebbe stata ridotta in condizioni di rovina e degrado. Questa mattina in aula è stato sentito solo un testimone dell’accusa ma in aula erano presenti anche il sindaco ed un segretario comunale di Altare che però saranno sentiti in veste di testimoni nel corso della prossima udienza. [Fonte: Ivg]

Rifiuti in Campania, visita della Commissione Europea

26 aprile 2010

Dal 28 al 30 aprile 2010 la Commissione Europea per le petizioni, a seguito di puntuali denunce sul tema dei rifiuti in Campania pervenute fin dal 2006 da parte di liberi cittadini delle zone di Acerra, Chiaiano, Serre, Basso dell’Olmo e Taverna del Re, effettuerà una missione investigativa in Campania per verificare dal vivo gli aspetti concreti della gestione rifiuti nella regione, con particolare riferimento alle questioni di impatto sulla salute umana, differenziazione dei rifiuti, stato delle discariche esistenti, esistenza ed utilizzazione di discariche abusive, smaltimento illegale di rifiuti tossici, elevata attenzione prestata all’incenerimento rifiuti e per ultimo finanziamento degli impianti progettati.

I comitati e le associazioni che da anni svolgono nella regione un’azione di contro-informazione e denuncia delle irregolarità ormai decennali nella gestione del ciclo rifiuti in Campania, hanno da tempo avanzato proposte concrete per la risoluzione dell’emergenza basate su raccolta differenziata porta a porta, costruzione di impianti di compostaggio e riconversione degli ex CDR in impianti di Trattamento Meccanico dei rifiuti. Il piano del Governo, che ha varato il 23 maggio 2009 il Decreto Legge n. 90 poi convertito nella Legge n. 123, relativo alla gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, ha invece inteso risolvere la stessa con una serie di norme in aperta violazione delle Direttive Europee in tema di rifiuti, imponendo per legge, senza alcuna preventiva adeguata analisi dei territori, 11 mega-discariche di rifiuto “tal quale”, anche con codici CER pericolosi, e la costruzione di 4 inceneritori finanziati dai CIP6, di cui quello in funzione ad Acerra, fin dal suo avvio, brucia materiale fuori norma e produce continui sforamenti dei limiti di legge per le polveri sottili; mentre ancora oggi non si intende far decollare la raccolta differenziata nel capoluogo di regione, oltre che in molte periferie degradate e risulta in funzione solo un piccolo impianto di compostaggio per l’intera Campania; non è infine partita alcuna seria bonifica dei territori devastati dai rifiuti tossici e da precedenti mega-discariche.  Di fronte a questo scempio ambientale sarà nostra cura mostrare alla Commissione Europea quale sia lo stato reale dell’emergenza rifiuti nella regione e, nonostante essa sia stata ufficialmente dichiarata conclusa, quanto i provvedimenti attualmente in vigore e quelli programmati continuino a violare le normative comunitarie, a non garantire la salute dei cittadini e a non tutelare l’ambiente e i territori.

Incontreremo la Commissione stessa il giorno 28 Aprile alle ore 19 presso l’Hotel Palazzo Caracciolo, in Via Carbonara, 112 a Napoli e in quella sede porteremo le nostre ragioni e le nostre proposte. In tale occasione si terrà nei pressi dell’Hotel un presidio informativo, al quale si invitano a partecipare tutti i cittadini delle province colpite dalla dissennata gestione dei rifiuti in Campania, i cui costi sono pagati dagli stessi cittadini con i vertiginosi aumenti della Tarsu, e tutti coloro sensibili ai temi della difesa dei diritti, della salute e dell’ambiente. Coordinamento regionale Rifiuti della Campania - http://www.rifiuticampania.orgcontatti@rifiuticampania.org – 3346224313 Rete Campana Salute e Ambiente http://www.rifiutizerocampania.orgretecampanasaluteambiente@noglobal.org – 3887460974

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Operazione Eclisse, smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e di usura

26 marzo 2010

Quattro arresti, 14 persone indagate, un’indagine che ha coinvolto Emilia-Romagna, Sicilia, Marche, Calabria e Campania oltre alla Repubblica di San Marino. E’ la cornice dell’operazione ‘Eclisse’ portata a termine dalla Guardia di Finanza di Rimini, che ha lavorato oltre un anno tra verifiche fiscali, intercettazioni telefoniche e sequestri di beni e societa’ per circa 5 milioni di euro, per smascherare un complicato giro di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi e di usura, a capo del quale era un pregiudicato catanese, Giuseppe Palermo, 49 anni, con 27 pagine di precedenti.

L’uomo, che si faceva chiamare ‘dottore’, era stato inviato a San Clemente (Rimini), sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Qui pero’ non si era rassegnato e aveva continuato a violare la legge. Tramite un riminese di 42 anni, Gianluca Mazzotti, Palermo era entrato in contatto con un napoletano di Afragola, Luigi Sodano, 37 anni, conosciuto come usuraio, dal quale si faceva prestare soldi per aprire alcune societa’ con sede a Rimini e a San Marino, aziende che dovevano sulla carta acquistare rifiuti, come oli esausti, al nord e provvedere al loro smaltimento attraverso la sede operativa a Crotone. La localita’ era stata scelta non a caso, sia per il fatto che la Regione Calabria e’ commissariata per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e sia per il porto della citta’: probabilmente si intendeva caricare gli oli su container da spedire all’estero o addirittura sversarli in mare. Palermo, impossibilitato per legge a svolgere attivita’ imprenditoriale, era riuscito ad aprire le societa’ attraverso parenti ed amici, spesso donne, che fungevano da prestanome. Addirittura era riuscito in qualche modo a ‘clonare’ una societa’ del gruppo petrolifero Q8, e sempre tramite prestanome operanti nelle Marche otteneva fidejussioni bancarie altrimenti impensabili.

Le sue societa’ erano presentate come collaboratrici di famose universita’, con le quali in realta’ non vi era stato mai alcun contatto. Ed erano clienti di un noto commercialista di Roma. Palermo spesso si faceva prestare soldi a tassi usurari dal 100 al 400% per fare i pagamenti. I suoi ‘fornitori’ di liquidita’ reinvestivano i proventi in attivita’ lecite, come la gestione di due hotel sulla riviera romagnola, a Cesenatico e Cattolica (il cui canone d’affitto era di 540.000 euro l’anno). Al telefono Sodano si vantava di avere grandi disponibilita’ economiche. Il siciliano aveva messo cosi’ in piedi un piccolo impero economico poggiato su trasferimenti fraudolenti, usura, riciclaggio, ricettazione, truffa, la cui vittima era principalmente la regione Calabria. Ma teneva un tenore di vita troppo alto che ha insospettito gli inquirenti: fra l’altro girava con un’Audi 6 targata San Marino. In manette, oltre a Palermo, sono finiti il riminese che gli trovava i clienti, Luigi Sodano e un altro usuraio sempre di Afragola, Antonio Iazzetta, 52 anni. I denunciati sono di Cosenza, Rimini, Catania, Bari, Roma, Ascoli, oltre ad uno slavo e un libico. Le quattro societa’ intestate a prestanome e in realta’ di Palermo sono state sequestrate cosi’ dalla magistratura riminese, che ha fatto decine di perquisizioni tra Catanzaro, Crotone, Rimini, San Clemente, Riccione e Cattolica (Rimini), Tremestieri Etneo (Catania), Gabicce Mare (Pesaro urbino), Massa Fermana (Ascoli Piceno), Falerone (Macerata), Afragola (Napoli) e Cesenatico (Forli’-Cesena).