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Posts Tagged ‘rifiuti’

Allarme rifiuti speciali a Casapesenna

17 giugno 2010

Il Circolo di Legambiente Casapesenna denuncia le centenaia di microdiscariche, ancora presenti nelle zone rurali a sud del piccolo centro dell’agro aversano, problema ambientale che minaccia il nostro territorio e la salute di tutti i cittadini. Le nostre campagne, infatti, si stanno drammaticamente riempiendo di rifiuti speciali pericolosi, e stanno diventando sempre più spesso delle vere e proprie discariche a cielo aperto.

E’ sufficiente farsi un giro in bicicletta, o una corsa tra i sentieri periferici del nostro paese, per rendersi conto di questo inaudito scempio ambientale. Tra scorci dei caratteristici filari di vite del locale vino asprinio e tra pescheti , meleti, e serre di fragole, è ormai frequente osservare rifiuti di ogni genere: bidoni in plastica e in metallo, vecchi arredamenti casalinghi, apparecchiature elettroniche, materiali di risulta di cantieri, pneumatici fuori uso e soprattutto il pericolosissimo amianto sottoforma di ondulati di eternit. Tutto questo è davvero inconcepibile!!! E noi, caro Signor Sindaco, ci rivolgiamo a Lei perché per la legge rappresenta il tutore della salute per eccellenza, e non può quindi tollerare che si continui a perpetrare questa offesa alla nostra terra, al nostro territorio e alla nostra salute. Terra che è stata ed è simbolo di vita, di storia, di tradizione e di cultura, e che deve essere difesa e valorizzata a tutti i costi. Ieri il gruppo ha rifatto un nuovo servizio fotografico e video, che ha breve trasmetterà anche a Legambiente Campania, e a tutti gli organi competenti. Pasquale Cirillo presidente del locale Circolo, con una delegazione del gruppo composto da Ernesto Piccolo, Gennaro Verazzo, Giuseppe Zagaria, Ercole Zara hanno riferito qualche giorno fà ,della preoccupante situazione, al direttore regionale di Legambiente Campania il dott.Raffaele Del Giudice. [Fonte: Caserta News]

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Paola: Procuratore, sotto il fiume Oliva ci sono rifiuti tossici

8 giugno 2010

“Si sospettava: si puo’ usare tranquillamente l’imperfetto, perche’ dubbi non ce ne sono piu’ riguardo alla presenza di sostanze tossiche sotto il fiume Oliva: ci sono almeno 4 siti interessati”. A dirlo e’ il Procuratore Capo di Paola (CS), Bruno Giordano, intervistato oggi dall’AGI sul caso dell’inquinamento, finora ipotizzato, dell’area ricadente tra i comuni di Amantea, Serra d’Aiello e Aiello Calabro, lungo l’alveo del fiume, dove si scava da piu’ di un mese.

Le aree in cui si effettuano i carotaggi erano state oggetto di un’analisi superficiale preventiva, perche’ in questa zona della Calabria l’incidenza tumorale, come e’ stato evidenziato da alcune ricerche epidemiologiche, e’ molto piu’ alta che altrove. “Non sappiamo ancora da dove possano provenire”, sottolinea Giordano,secondo il quale non servirebbero neanche strumenti per capire che siano rifiuti pericolosi. “Man mano che si scava l’odore di idrocarburi e di metallo diventa insopportabile”, dice il Procuratore di Paola.

“E pensare – osserva – che qui doveva nascere un parco naturale. Oltre alle aree che gia’ avevano individuato, adesso abbiamo trovato altre due aree, contrada Carbonara e contrada Giani, dove c’e’ un ammasso notevolissimo di rifiuti tossici, interrati e poi coperti con terreno naturale. Pensi che in contrada Giani il magnetometro era impazzito, durante le rilevazioni. Qui la benna, scavando, e’ arrivata a 5 metri e mezzo di profondita’, senza toccare il fondo del deposito”.

Secondo il magistrato “il problema e’ che sicuramente, negli anni, c’e’ stata un’infiltrazione nelle falde, perche’ il materiale si e’ diluito. Non possiamo ancora dire se ci sia materiale radioattivo, quello si vedra’. E se non c’e’ materiale radioattivo, la bonifica la dovranno fare solo gli enti locali, Regione e Provincia”. E Giordano aggiunge che “non ci sono discariche per fanghi industriali in Italia. Bisogna mandarli in Germania, e visti i quantitativi rilevanti, il costo sarebbe davvero ingente”. Si scavera’ ancora per un mese circa. Poi l’analisi dettagliata dei prelievi. [Fonte: Acri e dintorni]

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Rifiuti, rischio di decadenza per i comuni inadempienti

6 giugno 2010

Sicilia. Saranno avviate per la prima volta nella prossima settimana, le procedure per accertare la responsabilita’ dei comuni che non abbiano destinato al funzionamento del ciclo dei rifiuti gli stanziamenti straordinari assegnati dall’amministrazione regionale. La nuova normativa introdotta con la legge finanziaria regionale – la legge regionale 9 del 2010 – prevede dure sanzioni a carico delle amministrazioni che si dimostrino incapaci nella gestione delle risorse.

Questa mattina una nota della gestione straordinaria dell’Amia, ha infatti comunicato alla Regione che il comune di Bagheria, per
l’ennesima volta, non risulta in regola con gli oneri relativi al conferimento dei rifiuti. Circostanza che – se non regolarizzata – procurera’ l’interdizione dell’accesso alla discarica ai camion provenienti dal comune. Nel caso in cui tale eventualita’ si verificasse, le conseguenze sul corretto espletamento del servizio sarebbero certamente gravi. Al punto da provocare – per la prima volta dall’introduzione della nuova normativa – l’immediato avvio degli accertamenti e delle procedure che prevedono nei casi di interruzione del servizio, la decadenza degli organi degli enti locali. [Fonte: Il Giornale di Pachino]

Succede questo anche in Basilicata. Per approfodimenti clicca qui

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Roberto Saviano: Il puzzo del malaffare è coperto dalle parole di quelli che ripetono a oltranza che “tutto va bene”

5 giugno 2010

”Quello dei rifiuti e’ diventato uno dei business piu’ redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie”, come per il narcotraffico, i profitti dell’ecomafia vengono poi utilizzati dalle organizzazioni criminali per accumulare capitali con cui poi entra in altri settori, come negozi, proprieta’ immobiliari, trasporti”. E’ quanto scrive Roberto Saviano nella prefazione del rapporto ‘Ecomafia 2010′ presentato oggi da Legambiente. ”Quindi in realta’ – scrive ancora Saviano – usare il territorio italiano come un’eterna miniera nella quale nascondere rifiuti e’ piu’ redditizio che coltivare quelle stesse terre”. ”Le ecomafie sono business, sono silenzio, sono tacito accordo. Il puzzo del loro malaffare e’ coperto dalle parole rassicuranti di quelli che ripetono a oltranza che tutto va bene”, continua Saviano il quale sottolinea come, con i piu’ di venti miliardi di guadagni annui, ”le mafie attraverso gli affari del settore ambientale ricavano un profitto superiore a quello annuo della Fiat, che e’ di circa 200 milioni di euro, e di Benetton, che e’ di circa 120 milioni di euro”. Per lo straniero ”l’idea dell’Italia muta” – continua Saviano. Se egli conservava ”l’illusione delle colline toscane e del buon vino, delle belle donne e della pizza osservando il Vesuvio da lontano mentre il mare luccica cristallino, qualcosa inesorabilmente cambia. Tutto assume una dimensione meno idilliaca e piu’ sconcertante”.

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Rifiuti, indagato il sindaco di Palermo

30 maggio 2010

Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata (Pdl), è indagato dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Bellolampo gestita dall’Amia, l’ex azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. Al primo cittadino del capoluogo siciliano vengono contestate ipotesi di reato che vanno dal disastro doloso all’inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all’abbandono dei rifiuti speciali. Secondo l’accusa, infatti, Cammarata avrebbe impartito gli ordini su come gestire l’ex municipalizzata e anche la discarica. L’avviso di garanzia, firmato dal Pm Geri Ferrara, è stato notificato al sindaco lunedì mattina.

LA DISCARICA E IL LAGO DI PERCOLATO – Oltre a Cammarata, per presunte irregolarità nella gestione della discarica di Bellolampo sono indagate altre 12 persone: in pratica tutti i vertici dell’Amia dal 2007. Tra questi Gaetano Lo Cicero, fino a pochi mesi fa commissario liquidatore dell’ex municipalizzata, e i dirigenti Aldo Serraino e Giovanni Gucciardo, che si sono alternati nella gestione del sito di Bellolampo. Al centro dell’inchiesta la formazione dell’enorme lago di percolato, il liquido rilasciato dai rifiuti, altamente inquinante, che si è formato nella discarica. Nelle scorse settimane dagli accertamenti disposti dai pm Calogero Ferrara e Maria Teresa Maligno, titolari del fascicolo, era emersa la presenza di solfiti, nitrati e metalli nelle acque di alcuni pozzi della zona. Da qui l’ipotesi che il percolato si sia infiltrato nel sottosuolo e nella falda acquifera. Il percolato, inoltre, sarebbe tracimato a valle, finendo per inquinare il torrente Celona che alimenta il canale Passo di Rigano, le cui acque finiscono nel mare dell’Acquasanta. Proprio per accertare se il torrente e le acque sotterranee siano state contaminate specificamente dal percolato, i pm hanno disposto una serie di analisi tuttora in corso. Verranno prelevati campioni che saranno congelati e inviati in un laboratorio di Milano, unico in Italia a fare questo tipo di accertamenti. I pubblici ministri indagano pure sullo smaltimento delle ecoballe provenienti dalla raccolta differenziata che, invece di essere dirottate nei centri speciali, sarebbero finite in discarica insieme ai rifiuti ingombranti e ai tronchi delle palme uccise dal punteruolo rosso.

IL PRIMO CITTADINO E L’EMERGENZA – L’iscrizione del sindaco Cammarata nel registro degli indagati è soltanto l’ultimo tassello dell’«emergenza rifiuti», una situazione ai limiti della sopportabilità per chi vive a Palermo, costretto a fare i conti con strade invase da cumuli di sacchi d’immondizia ai margini delle carreggiate, e puntuali roghi notturni di cassonetti. Nelle scorse settimane, intorno al nome della discarica palermitana di Bellolampo si erano pronunciati più o meno tutti. I commissari che attualmente gestiscono l’Amia avevano denunciato ancora una volta la situazione critica dell’impianto, dovuta principalmente alla necessità di trovare una soluzione al problema del percolato che sta lentamente saturando la quarta vasca della discarica. I vertici nazionali di Legambiente con una nota chiedevano fosse mantenuta viva l’attenzione su una emergenza che sembrava «destinata all’oblio». Una criticità tangibile, insomma, della quale però nessuno sembrava intenzionato ad assumersi la paternità, dando piuttosto vita ad un continuo botta e risposta tra i palazzi sede dell’amministrazione comunale da una parte, e Regionale dall’altra. Lo stesso sindaco Cammarata alcune settimane fa, sottolineando il «disinteresse» mostrato dal presidente della Regione Raffaele Lombardo nei confronti della vicenda, chiedeva che fosse istituito un tavolo tecnico-istituzionale con il ministero dell’Ambiente, per trovare una rapida soluzione per il problema dello smaltimento dei rifiuti. Una pretesa, quella del primo cittadino di Palermo, cui Lombardo replicava rimproverando «il mancato avvio della raccolta differenziata e la dissipazione – da parte del Comune – delle risorse riservate all’Amia». La decisione del pm Geri Ferrara, dunque, sebbene non sia destinata a risolvere l’emergenza rifiuti a Palermo, appare comunque un atto utile per identificare, una volta per tutte, almeno sulla carta, il responsabile di questa situazione.