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Posts Tagged ‘rifiuti tossici’

Caserta, fanghi tossici e trattamenti fantasma: venivano ritirati e sversati in campagna

13 luglio 2010

Fanghi tossici nelle campagne casertane, ritirati dalle abitazioni private e poi sotterrati alla meno peggio senza subire alcun trattamento di bonifica. È quanto emerge dall’indagine dei carabinieri del Noe sugli affari nello smaltimento dei rifiuti che interessa sette regioni e ha portato nella mattinata di oggi, lunedì, a 14 arresti in tutta Italia. In particolare, un’impresa di Gricignano d’Aversa aveva l’incarico di ritirare i liquami presso le abitazioni prive di collegamenti alle fogne. Gli stessi liquami avrebbero dovuti essere trattati e inertizzati ma i fanghi, secondo quanto emerge dall’ indagine, venivano gettati nelle campagne del Casertano. Sono cinque gli impianti di smaltimento e discariche di rifiuti sequestrati a Frosinone, Caserta, Arezzo e Pistoia dai carabinieri. Ai rifiuti speciali pericolosi, secondo quanto si apprende, veniva attribuito il codice di «non pericolosi» trattandoli come semplici rifiuti speciali con costi decisamente più bassi e incassando la differenza degli introiti. Un metodo illegale messo in pratica, secondo gli investigatori, da alcuni anni. I gestori di impianti e discariche finiti in manette sono delle città e provincie di Foggia, Napoli, Caserta, Macerata, Pistoia, Prato, Viterbo e Frosinone. [Fonte: Alto Casertano]

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Ecomafie, rapporto choc: Milano crocevia dei rifiuti tossici

6 luglio 2010

«Da qualche anno c’è un traffico inverso». Non solo sulla direttrice che dalla Lombardia (con aziende che cercano di smaltire illecitamente rifiuti tossici), si collega al Sud Italia, l’Africa o la Cina (tramite la criminalità organizzata disponibile ad «accettare» i veleni). «Alcune indagini del biennio 2007-2009 – spiega Enrico Fontana, di Legambiente – una enorme quantità di rottami di auto e rifiuti di ferro pericolosi sono stati raccolti in Campania, pressati e inviati in Lombardia, soprattutto in provincia di Brescia, dove sono stati smaltiti illegalmente nelle discariche o rivenduti ad alcune acciaierie ». C’è anche questo, tra le centinaia di casi di bonifiche fasulle, cave riempite con sostanze tossiche, corruzione per lo smaltimento, infiltrazioni della ’ndrangheta nel ciclo dei rifiuti e del cemento raccolti nel rapporto «Ecomafia in Lombardia» di Legambiente.

Al centro dei traffici. Sono 855 le infrazioni contro l’ambiente accertate in Lombardia nel 2009. Nello stesso anno, le forze dell’ordine hanno eseguito 340 sequestri e denunciato 865 persone. Ma c’è un dato che, più di ogni altro, segnala il rischio (o meglio, la pesante realtà) delle infiltrazioni criminali nei reati contro l’ambiente in regione: negli ultimi otto anni, il 35 per cento di tutte le inchieste sui crimini ambientali in Italia ha toccato a vario titolo la Lombardia (come punto di partenza, transito o arrivo dei rifiuti, per la corruzione di funzionari pubblici, per il riciclaggio di denaro o come sede delle società coinvolte). Spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia: «L’ecomafia lombarda non conosce la crisi. Si stima che il fatturato nel 2009 ammonti a più di un miliardo di euro, pari al 5-7 per cento del totale nazionale. Per questo ribadiamo la necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale (per la maggior parte si tratta di reati contravvenzionali, ndr)».

Il cemento e le cosche. Se in Lombardia il livello di abusivismo edilizio, per numeri e presenza nel paesaggio, non è paragonabile alle Regioni del Sud, sono invece dilaganti i reati che Legambiente definisce collegati al «ciclo del cemento». Appalti pubblici truccati, scavi illegali nei fiumi e nelle campagne, bonifiche fasulle. In quest’ambito le infrazioni accertate l’anno scorso sono 254, con 312 denunce e 23 sequestri. L’operazione nel Parco del Ticino, condotta dalla Procura di Busto Arsizio, ha svelato che un giro di società gestiva scavi abusivi in territori intorno a Lonate Pozzolo per la realizzazione della Tav Torino-Milano. Secondo le indagini, dalla cava sequestrata sono stati portati via abusivamente almeno 450 mila metri cubi di sabbia e ghiaia in 2 anni, una quantità di materiale in grado di riempire 82 mila camion. Nelle buche vuote venivano poi sepolti rifiuti pericolosi, intrecciando i due filoni più redditizi della criminalità ambientale.

Nell’ultimo anno sono stati anche ritirati i certificati antimafia a 17 aziende lombarde nel settore del «movimento terra». Un settore critico, come ha svelato, più di ogni altra indagine, quella contro la cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. Lo smaltimento dei materiali delle demolizioni e gli scavi sono stati definiti «le porte di ingresso delle cosche negli appalti». La tesi dell’accusa nel processo «Cerberus » è che i rifiuti tossici sono stati poi smaltiti nei cantieri dove le imprese della ‘ndrangheta hanno lavorato. In quegli scavi sono stati scaricati eternit, idrocarburi, catrame, gasolio. Sotto i cantieri ferroviari, sotto le strade, le case e in alcuni casi i parchi giochi. Per la «sepoltura» dei rifiuti tossici, gli scavi arrivano fino a 15/20 per poi ricoprire con terra buona ed eludere i controlli. Il neo assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Daniele Belotti, ha annunciato «tolleranza sotto zero nei confronti di coloro che, mafiosi o non, creano danni all’ambiente o nella gestione dei rifiuti». [articolo di Gianni Santucci, pubblicato su Il Corriere della Sera del 6 luglio 2010]

La gente si ammala a toccarli. L’esercito Usa sta lasciando in Iraq enormi quantità di rifiuti tossici

17 giugno 2010

Sono partiti per esportare la democrazia occidentale. Ne hanno esportato i sottoprodotti più velenosi. L’esercito Usa sta lasciando dietro di sè in Iraq migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti tossici. Molto tossici. Doveva riportarli in patria e-o sottoporli ad adeguato trattamento. Invece sono finiti nelle discariche locali (dove muoiono persino i topi) o ai cenciaroli iracheni, che si ammalano a toccarli. Lo ha scoperto il Times.

Il quotidiano britannico scrive che aziende private collegate alle basi americane sono accusate di aver mescolato i rifiuti tossici a quelli ordinari, e di aver consegnato il tutto agli iracheni. Un fatto comunque è certo: quando gli iracheni vengono a contatto con quella roba si sentono male. Tossiscono, si coprono di irritazioni cutanee e di vesciche. Hanno imparato sulla loro pelle a toccarla il meno possibile. Di conseguenza – ha detto al Times uno di loro – il materiale pericoloso viene sotterrato in qualche luogo lontano. Così, senza tanti complimento. Un regalo tossico ai posteri. Del resto, la gente del posto che altro può fare? E poi ci sono i rifiuti militari semplicemente abbandonati in giro. Il Times parla di grandi cimiteri a cielo aperto di materiale americano di tipo, diciamo, parabellico attorno alle strade che da Baghdad portano a Fallujah e Mosul: bidoni di acido e di olio per motori, bombole di gas, fusti metallici arruggini pieni di non si sa bene cosa. Le etichette dei contenitori, quando ci sono, avvertono: pericoloso, corrosivo, infiammabile, tenere fuori dalla portata dei bambini. Il governo iracheno ha promesso un’indagine. Il Pentagono ha detto al Times che si farà carico del problema.

Il Times non ha quantificato con precisione i sottoprodotti dell’occupazione americana che necessitano di adeguato smaltimento: fa riferimento ad un documento ufficiale del 2009 che parla di circa 5.000 tonnellate di rifiuti tossici, avvertendo però che con ogni evidenza si tratta solo di una stima molto parziale. [Fonte: Stop the censure - Leggi anche l'articolo originale del Times]

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L’ultima spiaggia, un saggio di geografia disumana. Documentario sul traffico dei rifiuti in Calabria

16 giugno 2010

Sarà presentato in prima assoluta ad Amantea (CS) il documentario “L’ultima spiaggia, un saggio di geografia disumana”, sul traffico dei rifiuti che riguarda la Calabria (scritto e diretto da Massimo De Pascale. Riprese e montaggio di Nicola Carvello. Produzione DoKufilm). L’evento rientra nel programma del Gaia International Festival che prende il via sabato 19 giugno e si svilupperà per una settimana, fino al 27, nei paesi situati lungo la costa tra Amantea e Maratea. Il documentario, della durata di circa 50 minuti, sarà proiettato domenica 20 giugno alle ore 20,30 ad Amantea, in Piazza Calavecchia.

”Il senso del lavoro è racchiuso in buona parte nel sottotitolo “Un saggio di geografia disumana” – ha dichiarato l’autore -. Si tratta di un documentario in cui la denuncia di una situazione estrema avviene attraverso il linguaggio delle immagini, cercando di coniugare poesia e antropologia e dilatando il discorso dalla situazione particolare a una riflessione più generale sull’incrinarsi del rapporto tra l’uomo e la natura.” Lo stesso rapporto tra uomo e natura raccontato dallo stesso De Pascale nel premiato “Vita, morte e miracoli nel paese più povero d’Italia” documentario che racconta la storia di Nardo Di Pace un piccolo centro dell’entroterra calabrese, definito il paese più povero d’Italia, devastato dalle frane e forse ancor di più, dalla scellerata ricostruzione che ne è seguita. [Fonte]

Buccinasco, condannati i nuovi boss della ‘ndrangheta

12 giugno 2010

Pene fino a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa. I giudici della settima sezione penale del tribunale di Milano, presieduti da Aurelio Barazzetta, hanno emesso la sentenza nei confronti di cinque imputati considerati le nuove leve del clan Barbaro-Papalia. Tra i condannati figura anche l’imprenditore milanese Maurizio Luraghi, a cui i giudici hanno inflitto quattro anni e sei mesi di reclusione.

Secondo l’accusa, Luraghi, titolare della Lavori stradali srl, avrebbe messo la sua azienda a disposizione del clan che, stando alle indagini della Dda di Milano, avrebbe controllato i lavori di movimento terra nei comuni del territorio a sud di Milano, e in particolare a Buccinasco (e si parla anche dello smaltimento di rifiuti tossici nei cantieri dove lavorava il clan). Il presunto boss della ‘ndrangheta Salvatore Barbaro, ritenuto il promotore dell’organizzazione mafiosa, è stato condannato a nove anni di carcere, mentre il padre Domenico e il fratello Rosario sono stati condannati a sette anni. Sei gli anni di reclusione inflitti a Mario Miceli. E’ stata assolta, invece, la moglie di Luraghi, Giuliana Persegoni. Il collegio ha escluso per i cinque condannati l’aggravante dell’aver agito con le armi ed ha concesso a Luraghi le attenuanti generiche. Per lui il pm Alessandra Dolci aveva chiesto otto anni di carcere.

Per Salvatore Barbaro (il pm aveva chiesto 15 anni) è caduta l’accusa di estorsione aggravata. Inoltre i giudici hanno disposto la confisca delle quote sociali delle aziende utilizzate dalla cosca, tra cui la Lavori stradali di Luraghi. Per Domenico, Salvatore e Rosario Barbaro, inoltre, il 30 giugno prossimo comincerà l’udienza preliminare relativa all’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano, che lo scorso 3 novembre portò a nuove ordinanze di custodia a carico loro e di altre 14 persone.

Sempre la famiglia Barbaro – erede, secondo l’accusa, di Rocco e Antonio Papalia, storici boss in Lombardia – avrebbe imposto, nonostante i tre fossero in carcere dall’estate del 2008 per il procedimento Cerberus, concluso ieri con questa sentenza, le loro regole nel settore immobiliare e nei cantieri nella zona sud di Milano. Potendo contare anche su una spa, quella dell’imprenditore Andrea Madaffari, anche lui finito in carcere. Dall’operazione Parco Sud è scaturito poi il nuovo filone di indagine che il 22 febbraio scorso ha portato in carcere l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio Tiziano Butturini, e il consigliere comunale Michele Iannuzzi. [Fonte: SioNo Magazine]