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Posts Tagged ‘rifiuti tossici’

Santa Giulia, i camion scaricavano rifiuti di notte

22 luglio 2010

Scaricavano camion carichi di rifiuti e macerie nella notte. Non è una pagina di Gomorra, il best seller di Roberto Saviano, e non siamo nell’hinterland partenopeo: siamo nei cantieri di Santa Giulia, alle porte di Milano, ed è quanto emerge dal nuovo filone dell’inchiesta coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, e condotta dalla guardia di finanza, che ha disposto il sequestro preventivo dell’intera area di proprietà di Risanamento per effetto di presunte irregolarità nelle opere di bonifica.

Secondo quanto si apprende, nel corso di un interrogatorio il direttore dei cantieri per la Sadi servizi industriali (società di Giuseppe Grossi), Gianfranco Abate, solo testimone in questa inchiesta, avrebbe detto che queste manovre di scarico in notturna venivano fatte per non recare disturbo ai residenti durante il giorno con il traffico dei camion. Ma presumibilmente, sospettano gli inquirenti, per non dare nell’occhio. Del resto anche nell’ordinanza di sequestro preventivo dell’area di Santa Giulia si legge che in alcune aree “venivano eseguiti scavi con successivo riempimento non autorizzato attraverso il deposito di macerie”. E in un altro settore “venivano eseguite opere di escavazione e di riporto, utilizzando macerie e scorie di acciaieria alle quali non è nota la provenienza”.

Sulla vicenda è intervenuto Gaetano Pecorella, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: “Almeno dai dati che abbiamo potuto acquisire, anche al di fuori delle audizioni, pare vi fossero anche infiltrazioni nelle grandi società” che operavano nell’area di Santa Giulia. La commissione era arrivata già Milano, dove ha svolto una serie di audizioni con magistrati, amministratori pubblici e forze dell’ordine e ha visitato un’altra area da bonificare, quella dell’ex Sisas a Pioltello.

Su Santa Giulia, ha detto ancora Pecorella “credo siano mancati soprattutto i controlli amministrativi: arrivare a un sequestro dopo tanti anni e con di fronte un evidente inquinamento della falda acquifera vuol dire che chi sarebbe dovuto intervenire non l’ha fatto”. Pecorella ha aggiunto che a intervenire, secondo lui, sarebbero dovuti essere “le autorità amministrative e la stessa Arpa”, l’Agenzia regionale per l’ambiente. “E credo che anche la magistratura abbia nel suo passato una carenza di intervento. Penso sarebbe stato possibile accorgersi anche prima che qualcosa non andava”.

Non c’è alcun pericolo, infine, per l’acqua distribuita a Milano: l’assicurazione arriva, dopo il sequestro dell’area Santa Giulia per l’inquinamento della falda acquifera, dalla Metropolitana Milanese, la società che gestisce il servizio idrico integrato. “Metropolitana milanese – spiega l’azienda in un comunicato – assicura che l’acqua distribuita per il consumo umano in città è indenne da ogni contaminazione. (Fonte: La Repubblica)

Gomorra lombarda: rifiuti tossici sotto l’Ospedale

22 luglio 2010

È stato costruito in tempo record il nuovo presidio ospedaliero di Como. Solo 3 anni, contro la media italiana di anni 12. La nuova struttura è l’orgoglio del presidente della Regione Formigoni, che a suo tempo dichiarò: “l’ospedale di Como è il più moderno dei dieci che stiamo costruendo in Lombardia”. A conti ben fatti l’opera avrà un costo di oltre 260 milioni di Euro, chiavi in mano.

Oggi, agli occhi dei cittadini, la Perego Strade, protagonista nella movimentazione delle terre nel prestigioso cantiere del S. Anna bis, che secondo gli inquirenti avrebbe aperto le porte al braccio devastante della ‘Ndrangheta. E dalle testimonianze di alcuni dipendenti che emerge l’incredibile ipotesi di eventi illeciti: la sepoltura di sostanze altamente tossiche, nelle fondamenta del nuovo ospedale. Dichiarazioni che inducono a riflettere e ad analizzare. Forse, quella smania “del fare” è stata la vulnerabilità di quest’opera. Un cantiere frenetico, che non aveva tempo. Tempo per leggere una bolla, tempo per guardare un cassone di camion, tempo per verificare la provenienza del materiale di riempimento. Il tempo è denaro, meno tempo, meno denaro. Questo è il mormorio cittadino, che manifesta sconforto per l’ennesima delusione. Il pensiero dell’uomo qualunque corre, ipotizza e conclude. Conclude che la verità è faticosa e ha grandi rischi, e che alla fine, l’ospedale dovrà funzionare. Angoscia e pessimismo vanno a braccetto. Anche per questo la tempestività della Procura ha un valore incommensurabile.

Ieri, Giuseppe Rosa della Procura di Como, titolare dell’inchiesta, ha deciso di attivare ASL ARPA e Vigili del Fuoco per effettuare rilevamenti e carotaggi nelle fondazioni del edificio, alla ricerca di quelle ipotetiche 2000 tonnellate di rifiuti tossici, chiamata che ha avuto completo appoggio dagli Enti.

Anche il direttore sanitario del S. Anna bis, A. Mentasti, conscio della grave situazione, ha rotto il silenzio dichiarando “sconcerto” e totale impegno a garantire assoluta sicurezza e tranquillità psicologica al personale e ai futuri pazienti della nuova sede. Riconquistare fiducia nei confronti dell’opera e delle istituzioni è fondamentale per tutta la popolazione comasca. Grande angoscia anche nel gruppo di opposizione dei consiglieri Regionali, infatti, il caso approderà, a breve, in amministrazione Provinciale. Chiara Braga, Cornelia Borsoi e Fabio Moltrasio, hanno chiesto la convocazione urgente della commissione “Nuovo ospedale Sant’Anna” per chiarire la situazione prima dell’avvio dell’attività ospedaliera. Persiste il timore per le tempistiche. La durata per gli accertamenti sono un’incognita per trasloco e inaugurazione; ma non è questo che preoccupa la popolazione locale e i futuri lavoratori del presidio. Circa 7 mesi fa il Presidente della Regione R. Formigoni ha dichiarato: “Nei prossimi anni, per gli ospedali si parlerà di modello Sant’Anna” e alla luce degli ultimi accadimenti auspichiamo che non sia proprio preso ad esempio. (articolo di Sabina Barca, tratto da Il Corriere di Como)

Como. Indagini sulla ‘ndrangheta: “Rifiuti tossici sotto il nuovo ospedale Sant’Anna”

20 luglio 2010

Sono 2mila le tonnellate ipotizzate di rifiuti tossici sotterrati sotto il nuovo ospedale S. Anna di Como. Questo è quanto emerge dall’indagine dell’antimafia di Milano che ha prodotto l’arresto di 300 persone in tutta Italia. Finiscono in manette il canturino 36 enne Ivan Perego, proprietario della Perego strade, Salvatore Strangio, e Andrea Pavone amministratori dell’azienda.

L’accusa per l’imprenditore Perego è di associazione mafiosa per “aver favorito l’ingresso nella sua società” di un uomo strettamente legato al boss calabrese Salvatore Strangio. Il nuovo socio calabrese, secondo gli inquirenti, aveva il compito di indurre i concorrenti di appalti a ritirare le offerte, ivi instaurare rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, per ottenere, con regali o somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Così la Perego strade, avrebbe imposto la presenza dei suoi camion in appalti pubblici come la nuova struttura sanitaria S. Anna di Como. Dalle indagini emergerebbe, inoltre, che le 2mila tonnellate di rifiuti tossici proibiti sono stati sepolti durante la movimentazione delle terre della nuova costruzione. A dirlo sono dipendenti e camionisti della società che, con minuzia di particolari, raccontano come i rifiuti tossici venivano trasportati e scaricati nelle fondazioni del cantiere pubblico di Como. Rifiuti che provenivano da altri siti cittadini in via di bonifica. Si tratterebbe di amianto, eternit e bentonite, e chissà che altro.

L’azienda economicamente sofferente, avrebbe ordinato ai propri dipendenti, di obbedire a ordini illeciti, utilizzando il ricatto del posto di lavoro. I magistrati definiscono Ivano Perego un “personaggio privo di scrupoli, colluso con la ‘ndrangheta”. Ora la nuova struttura sanitaria, costata 160 milioni di Euro, è gravata dal sospetto di contaminazione del sito per sostanze tossiche. Le rivelazioni mettono in “forse” la sua agibilità, certificazione che attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità, necessari per garantire alle persone di vivere in tutta sicurezza, in riferimento al Testo Unico dell’Edilizia. In bilico anche l’inaugurazione della struttura, che potrebbe bloccare il trasloco previsto per il 12 settembre. Le notizie allarmanti, inducono il geologo e consigliere PD Mario Lucini a incalzare la magistratura a verificare quanto prima l’attendibilità e la credibilità di quanto dichiarato dai dipendenti. Al più presto, per richiesta della Procura della Repubblica di Como, saranno effettuate analisi del sito atti a verificare la composizione del materiale sottostante il costruito, nonché al raffronto delle gravissime dichiarazioni. Intanto un altro camionista dichiara: “In ogni cantiere dove ha lavorato la Perego nel corso degli anni sono stati utilizzati per le opere di riempimento materiali fortemente inquinanti, come eternit e amianto”. Anche se è sfumato il possibile sequestro della struttura, la tensione resta alta, per questo, in settimana è previsto un vertice tra i costruttori e il direttore dell’ospedale. Andrea Mentoni, direttore generale della struttura ospedaliera, non rilascia commenti. Il fiato rimane sospeso in attesa che i tecnici incaricati dalla Procura di Como forniscano il loro esito. [Articolo di Sabina Barca. Fonte: Nuova Resistenza]

Caserta, dossier choc: i rifiuti tossici stanno decimando la popolazione

20 luglio 2010

Tutto è iniziato con le indagini epidemiologiche dell’Istituto Superiore della Sanità risalenti a un anno fa che hanno attinto informazioni da una ricerca eseguita dall’ospedale Monaldi e dall’Enea. I dati erano «disastrosi» stando alle informazioni fornite dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Da quel dossier medico si è appreso che l’incremento di tumori nella popolazione che vive nel Casertano, rispetto ad altre popolazioni, è riconducibile a fenomeni di smaltimento illecito di rifiuti. Smaltimenti che, per anni, le aziende consorziate per la raccolta e il trattamento di rifiuti, spesso in odore di camorra, avevano intombato nei terreni delle campagne coltivate dell’agro Aversano e del litorale Domizio. Inoltre, lo studio dell’Oms, istituto superiore di sanità e Cnr di Pisa, eseguito fra Napoli e Caserta, ha riscontrato nelle popolazioni a ridosso delle discariche abusive gestite dalla camorra, eccessi di mortalità per tumori al polmone, fegato e stomaco e il rischio per alcune malformazioni alla nascita superiore dell’80 per cento la media regionale (24,6%).

Mentre si riscontrano casi di tumori alla vescica e malformazioni urogenitali nel basso Casertano. I dati allarmanti contenuti nell’ultimo dossier erano finiti sulle scrivanie dei procuratori della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che si occupano di reati ambientali. Nell’ultima inchiesta sui depuratori dei Regi Lagni la procura aveva inoltre scoperto che non solo i rifiuti solidi, ma anche le acque di alcuni paesi del Casertano (in particolari dei comuni di Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa) venivano sversate direttamente nei Regi Lagni senza passare attraverso i depuratori di acque reflue. E da lì direttamente in mare, dove in estate i bagnanti sono soliti trascorrere le loro vacanze. Per questo, da quelle stesse scrivanie che hanno elaborato indagini, è venuto fuori un documento redatto e presentato alla Seconda Università degli Studi di Napoli, all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e al Ministero dell’Ambiente – direzione qualità della vita – che prevede, a settembre, la creazione di un pool di esperti per monitorare il territorio campano nei suoi siti più a rischio. Il tutto siglato con la firma su un protocollo d’intesa, già pronto in bozza, tra le forze dell’ordine, ministero, università e procura. Un’idea venuta al procuratore capo Corrado Lembo e spiegata in conferenza stampa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni tre giorni fa in prefettura. Quando Maroni ha dichiarato che «a settembre verrà anche il ministro Prestigiacomo a Caserta per siglare il protocollo», tutti si sono chiesti cosa contenesse il documento. Ebbene, nella bozza è contenuto il patto di collaborazione tra l’Asl di Caserta, il corpo forestale dello Stato, il comando delle capitanerie di porto e dei carabinieri per la tutela ambiente che avranno l’obbligo di segnalare notizie di reati ambientali alla procura.

In pratica, chi per primo riscontra irregolarità nella gestione rifiuti, dovrà segnalarlo in procura in tempi veloci. Prevede, anche, l’impegno da parte degli istituti di ricerca di redigere mappe tematiche (su coltivazioni di cave, smaltimenti di traffici illeciti, sversamenti di inquinanti nelle acque, improprio uso antropico di acque contaminate, sull’inadeguatezza e smaltimento di rifiuti e l’immissioni di sostanze inquinanti nell’area). Si dovranno acquisire informazioni epidemiologiche cicliche con l’istituzione di una rete di monitoraggio sui rischi per la salute dei cittadini. E costruire un pool di esperti per l’analisi dei dati. Un punto tra tutti è occupato, nella bozza di protocollo, da un vincolo fondamentale: quello che prevede il controllo dell’attivazione di bonifiche sui siti inquinati. Negli anni passati sono stati proprio i controlli che non hanno funzionato nella complessa macchina istituzionale nel settore dei rifiuti. Il tutto sarà coordinato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere «sulla scorta – si legge nella bozza – delle indicazioni tecniche fornite dagli altri soggetti firmatari». In pratica per la prima volta si raccoglieranno dati che certificheranno l’incidenza sulla salute della popolazione dei reati di tipo ambientale. [Articolo di Marilù Musto, tratto da Il Mattino]

Caserta, fanghi tossici e trattamenti fantasma: venivano ritirati e sversati in campagna

13 luglio 2010

Fanghi tossici nelle campagne casertane, ritirati dalle abitazioni private e poi sotterrati alla meno peggio senza subire alcun trattamento di bonifica. È quanto emerge dall’indagine dei carabinieri del Noe sugli affari nello smaltimento dei rifiuti che interessa sette regioni e ha portato nella mattinata di oggi, lunedì, a 14 arresti in tutta Italia. In particolare, un’impresa di Gricignano d’Aversa aveva l’incarico di ritirare i liquami presso le abitazioni prive di collegamenti alle fogne. Gli stessi liquami avrebbero dovuti essere trattati e inertizzati ma i fanghi, secondo quanto emerge dall’ indagine, venivano gettati nelle campagne del Casertano. Sono cinque gli impianti di smaltimento e discariche di rifiuti sequestrati a Frosinone, Caserta, Arezzo e Pistoia dai carabinieri. Ai rifiuti speciali pericolosi, secondo quanto si apprende, veniva attribuito il codice di «non pericolosi» trattandoli come semplici rifiuti speciali con costi decisamente più bassi e incassando la differenza degli introiti. Un metodo illegale messo in pratica, secondo gli investigatori, da alcuni anni. I gestori di impianti e discariche finiti in manette sono delle città e provincie di Foggia, Napoli, Caserta, Macerata, Pistoia, Prato, Viterbo e Frosinone. [Fonte: Alto Casertano]

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