splash

 

Posts Tagged ‘basilicata’

Rifiuti speciali pericolosi. NOE sequestra un impianto abusivo per estrazioni presso il fiume Sinni

21 luglio 2010

Basilicata. I Carabinieri del N.O.E. di Potenza e quelli della Stazione di Rotondella hanno proceduto al sequestro preventivo di un impianto estrazione inerti nell’alveo del fiume “Sinni”, sito in area sottoposta a speciale tutela, in cui sono state rilevate diverse violazioni, quali l’abbandono di rifiuti speciali pericolosi e non, provenienti dalla manutenzione dell’impianto e dei mezzi d’opera, che alteravano le bellezze naturali di luoghi soggetti a speciale protezione dell’autorità. Inoltre, era stato realizzato uno scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazione, così come non risultava in capo all’impianto alcuna autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal GIP presso il Tribunale di Matera sulla base delle risultanze relazionate dai carabinieri e, contestualmente, è stato notificato un avviso di garanzia nei confronti del legale rappresentante dell’impianto di estrazione per le violazioni della normativa ambientale.

Pubblicato in News

Dall’Enea alla Calabria. In viaggio con i veleni

11 febbraio 2010

In Basilicata, così come in Calabria si continua a scavare. Alla ricerca di una traccia, di un riscontro alle dichiarazioni di, ormai, molti pentiti che raccontano una storia fatta di minacce, strani incidenti, ma anche viaggi notturni di tir carichi di rifiuti tossici smaltiti senza criterio. Il 16 febbraio la commissione sulle ecomafie terrà a Bologna l’audizione Emilio Di Giovine e di Stefano Carmelo Serpa, due dei tre testimoni dei presunti affondamenti delle navi dei veleni.

Il terzo è Francesco Fonti, ex boss della ’ndrangheta che nel giugno del 2005 raccontò per primo al settimanale L’espresso scenari inquietanti di traffici internazionali di rifiuti tossici e radioattivi, faccendieri, mafia, servizi segreti e massoneria. Nel memoriale, che in precedenza era stato consegnato alla Direzione nazionale antimafia, si parlava anche di spazzatura nociva depositata in Basilicata: «Camion caricati a Rotondella verso le due di notte» con fusti di rifiuti radioattivi che furono «trasportati e seppelliti nel comune di Pisticci, in località Costa della Cretagna, lungo l’argine del fiume Vella».

Nei giorni scorsi, Nicola Maria Pace, attuale Procuratore della Repubblica di Brescia è stato ascoltato dalla commissione rifiuti sulla vicenda dello smaltimento dei rifiuti tossici in Basilicata. Nel corso degli anni Novanta, quando era in servizio a Matera, Pace indagò per primo sul centro Itrec della Trisaia di Rotondella. Centro dove oggi sono ancora custodite le barre di uranio della centrale americana di Elke River. La testimonianza di Pace conferma che le indagini concretizzate in diverse regioni d’Italia una quindicina di anni fa, in realtà, non erano affatto concluse e che i capitoli sull’interramento e l’affondamento di rifiuti andrebbero riaperti.

Secondo il procuratore di Brescia, il “caso” sulla navi dei veleni non si è affatto chiuso con l’identificazione del piroscafo Catania al largo di Cetraro. Nuovi accertamenti, per terra e per mare, sarebbero auspicabili, come richiesto anche da un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato radicale Elisabetta Zamparutti. Nel corso della sua audizione, Pace ha raccontato come nell’impianto Itrec di Rotondella siano presenti «ancora 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta attività giacenti in strutture ingegneristiche di contenimento, che già vent’anni fa avevano mostrato i segni dell’usura ed erano già «scaduti», secondo il gergo tecnico utilizzato in sede di analisi di rischio, e che, essendo stati corrosi e avendo manifestato cedimenti strutturali, avevano dato luogo ai tre rilevanti incidenti nucleari.

Secondo le buone tecniche di gestione dei materiali nucleari accettati in campo internazionale, questi materiali dovrebbero essere ceramizzati o vetrificati, perché solo in queste matrici si può tenere solido il materiale senza esporlo a dilavamento, a screpolature, a perdite di sostanza. Mi risulta che ad oggi, almeno per quanto riguarda l’impianto Itrec di Rotondella non si sia proceduto alla solidificazione secondo un sistema corretto». Alla Commissione che gli chiedeva se al centro Enea giungessero anche materiali radiaottivi da altri Paesi e se la formazione a Rotondella di personale iracheno fosse un’attività regolare, Pace ha risposto che «proprio la presenza nel centro Enea di Rotondella di materiali di provenienza esterna e gli elementi che prefiguravano una movimentazione di questi materiali mi collegavano con l’ipotesi di un’attività di smaltimento illegale o clandestino di rifiuti». [articolo di Vincenzo Mulè, tratto da Terranews]

Pubblicato in News

Operazione acciaio sporco, centro di smaltimento è la Basilicata

8 gennaio 2010

La “rifiuti connection” in Basilicata apre un nuovo capitolo d’inchiesta nonostante i toni rassicuranti di alcuni esponenti politici di lucani secondo i quali la regione sarebbe esente dal fenomeno delle ecomafie. E’ stata denominata in codice “Acciaio sporco” l’operazione del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Catanzaro condotta con il supporto del personale del Comando Provinciale del capoluogo calabrese ed il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, sulla gestione dei rottami ferrosi nel comprensorio lametino.

L’inchiesta coinvolge anche l’ex Sider Potenza oggi Ferriere Nord SpA che avrebbe smaltito enormi quantitativi di rifiuti ferrosi non pretrattati, falsificando i codici CER delle materie smaltite illegamente nell’altoforno con grave rischio per la salute a causa delle emissioni tossico e nocive. I fatti risalirebbero sin al 2006. Secondo fonti di stampa locale i rottami ferrosi non trattati sarebbero stati smaltiti illecitamente presso lo stabilimento di Potenza – citando fonti della Procura di Catanzaro – con quantitativi enormi. Lo stabilimento di Potenza non autorizzato secondo il NOE allo smaltimento dei rifiuti ferrosi fatti passare come “materia prima secondaria” costituiva il primo stabilimento per quantità conferite nei traffici illegali della ditta Palmieri. Gli indagati sono in tutto 166. Le indagini avrebbero permesso di documentare l’esistenza di una vera e propria organizzazione, finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi, con un ruolo centrale svolto dall’impresa “Palmieri Francesco”, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla “raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi”. Intorno all’impresa, gestita da Francesco Palmieri, sarebbe emersa l’esistenza di una fitta rete di conferitori di rifiuti speciali pericolosi e non: si tratta di 96 aziende, 7 enti pubblici e 21 soggetti privati. Si sarebbe trattato di un rete ramificata a livello regionale. Palmieri riveste anche la carica di amministratore unico della societa’ “Ecofuturo s.r.l.”, anch’essa con sede in Lamezia Terme (CZ) ed operante nel campo del commercio all’ingrosso di rottami ferrosi, utilizzata, di fatto, unicamente come ditta trasportatrice della materia prima seconda (M.P.S.) illecitamente prodotta – secondo le indagini – dalla “Palmieri Francesco”. La condotta criminosa si sarebbe concretizzata sostanzialmente nell’illecita commercializzazione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi attestandoli, fraudolentemente, come M.P.S.. Tale attivita’ ha consentito agli indagati di raggiungere un duplice ingiusto profitto consistente nell’evitare gli oneri dovuti per legge circa il corretto avvio a recupero o smaltimento dei rifiuti prodottio raccolti nonche’, il cospicuo guadagno dovuto alla successiva commercializzazione del rifiuto, surrettiziamente qualificato quale M.P.S. per l’industria siderurgica. La ditta “Palmieri Francesco”, sempre secondo l’accusa, nonostante la totale mancanza dei necessari titoli autorizzativi, nonche’ la carenza delle specifiche tecnologie e capacita’ richieste, avrebbe realizzato, nella propria sede legale, un vero e proprio impianto adibito al trattamento (consistente nella mera riduzione/adeguamento volumetrico e soprattutto miscelazione) di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, pericolosi e non, costituiti per lo piu’ da veicoli fuori uso, parti di veicoli, R.A.E.E., rottami ferrosi in genere). La stessa ditta, successivamente, attestando la surrettizia produzione di M.P.S., avrebbe provvedduto alla sua commercializzazione verso imprese compiacenti individuate in Sicilia, Puglia, Basilicata e Campania), con il conseguimento di ingenti ed ingiusti profitti. Il trasporto del rifiuto, qualificato M.P.S., al fine di renderne piu’ difficoltosa la tracciabilita’, era, invece, assicurato con vettori della “Ecofuturo s.r.l.”.

La Procura di Lamezia Terme, condividendo a pieno le ipotesi investigative formulate dalla polizia giudiziaria, ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del titolare firmatario dell’impresa “Palmieri Francesco” nonche’ amministratore unico della societa’ “Ecofuturo s.r.l.”; l’applicazione della misura dell’”obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria” nei confronti di 10 persone; l’applicazione della misura dell’obbligo di dimora nei confronti di 7 dipendenti dell’impresa “Palmieri Francesco”; il sequestro preventivo dell’impresa “Palmieri Francesco” e di 39 veicoli (trattori stradali e semirimorchi) utilizzati per le predette attivita’ illecite, il tutto per un valore approssimativo di circa 15 milioni di euro.

Otto sindaci contro l’ecotruffa dei rifiuti in Basilicata

18 dicembre 2009

I sindaci di Atella, Barile, Bella, Ginestra, Pietragalla, Rionero in Vulture, Ruvo del Monte e San Fele dicono basta all’ecotruffa dei rifiuti. Si è passati con il conferimento presso la discarica di Venosa ed all’inceneritore Fenice di Melfi da 110 euro a tonnellata di gennaio 2009 agli attuali 170 Euro. Tali aumenti finiscono per penalizzare l’attuazione della raccolta differenziata e gravare sulle tasche dei cittadini. I sindaci chiedono a Provincia e Regione di incentivare la raccolta differenziata ed azioni che cpompleti il ciclo dei rifiuti, come centri di compostaggio e recupero a freddo dei materiali. Ma c’è ancora chi, nonostante il fallimento del Piano Provinciale dei Rifiuti della Provincia di Potenza attuato dall’ex assessore e futuro manager dell’ACTA di Potenza che si appresta a diventare SpA, continua a fare orecchie da mercante spingendo per l’ampliamento delle discariche e per gli inceneritori.

Pubblicato in News