Operazione Eclisse, smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e di usura
26 marzo 2010
Quattro arresti, 14 persone indagate, un’indagine che ha coinvolto Emilia-Romagna, Sicilia, Marche, Calabria e Campania oltre alla Repubblica di San Marino. E’ la cornice dell’operazione ‘Eclisse’ portata a termine dalla Guardia di Finanza di Rimini, che ha lavorato oltre un anno tra verifiche fiscali, intercettazioni telefoniche e sequestri di beni e societa’ per circa 5 milioni di euro, per smascherare un complicato giro di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi e di usura, a capo del quale era un pregiudicato catanese, Giuseppe Palermo, 49 anni, con 27 pagine di precedenti.
L’uomo, che si faceva chiamare ‘dottore’, era stato inviato a San Clemente (Rimini), sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Qui pero’ non si era rassegnato e aveva continuato a violare la legge. Tramite un riminese di 42 anni, Gianluca Mazzotti, Palermo era entrato in contatto con un napoletano di Afragola, Luigi Sodano, 37 anni, conosciuto come usuraio, dal quale si faceva prestare soldi per aprire alcune societa’ con sede a Rimini e a San Marino, aziende che dovevano sulla carta acquistare rifiuti, come oli esausti, al nord e provvedere al loro smaltimento attraverso la sede operativa a Crotone. La localita’ era stata scelta non a caso, sia per il fatto che la Regione Calabria e’ commissariata per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e sia per il porto della citta’: probabilmente si intendeva caricare gli oli su container da spedire all’estero o addirittura sversarli in mare. Palermo, impossibilitato per legge a svolgere attivita’ imprenditoriale, era riuscito ad aprire le societa’ attraverso parenti ed amici, spesso donne, che fungevano da prestanome. Addirittura era riuscito in qualche modo a ‘clonare’ una societa’ del gruppo petrolifero Q8, e sempre tramite prestanome operanti nelle Marche otteneva fidejussioni bancarie altrimenti impensabili.
Le sue societa’ erano presentate come collaboratrici di famose universita’, con le quali in realta’ non vi era stato mai alcun contatto. Ed erano clienti di un noto commercialista di Roma. Palermo spesso si faceva prestare soldi a tassi usurari dal 100 al 400% per fare i pagamenti. I suoi ‘fornitori’ di liquidita’ reinvestivano i proventi in attivita’ lecite, come la gestione di due hotel sulla riviera romagnola, a Cesenatico e Cattolica (il cui canone d’affitto era di 540.000 euro l’anno). Al telefono Sodano si vantava di avere grandi disponibilita’ economiche. Il siciliano aveva messo cosi’ in piedi un piccolo impero economico poggiato su trasferimenti fraudolenti, usura, riciclaggio, ricettazione, truffa, la cui vittima era principalmente la regione Calabria. Ma teneva un tenore di vita troppo alto che ha insospettito gli inquirenti: fra l’altro girava con un’Audi 6 targata San Marino. In manette, oltre a Palermo, sono finiti il riminese che gli trovava i clienti, Luigi Sodano e un altro usuraio sempre di Afragola, Antonio Iazzetta, 52 anni. I denunciati sono di Cosenza, Rimini, Catania, Bari, Roma, Ascoli, oltre ad uno slavo e un libico. Le quattro societa’ intestate a prestanome e in realta’ di Palermo sono state sequestrate cosi’ dalla magistratura riminese, che ha fatto decine di perquisizioni tra Catanzaro, Crotone, Rimini, San Clemente, Riccione e Cattolica (Rimini), Tremestieri Etneo (Catania), Gabicce Mare (Pesaro urbino), Massa Fermana (Ascoli Piceno), Falerone (Macerata), Afragola (Napoli) e Cesenatico (Forli’-Cesena).