Smaltimento illecito, il 2010 si apre con tre inchieste
Il 26 giugno 2009, una forte esplosione avvenuta presso l’impianto di incenerimento dell’Agrideco di Scarlino (Grosseto) provocò un morto ed un ustionato grave. Il primo, Doru Martin, rumeno di 47 anni, il secondo Mario Cicchiello, sessantenne di Suvereto, sembravano essere le ennesime vittime sul lavoro, dimenticate ed archiviate. Invece, in seguito all’incidente causato dalla triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette spray – che risultarono rifiuti della Procter&Gamble Italia SpA – in uno stabilimento autorizzato al trattamento di rifiuti non pericolosi, ebbe inizio l’operazione “Golden rubbish”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Grosseto. Gli sviluppi dell’inchiesta sono cronaca di queste ore, con l’arresto di 23 persone e 61 indagati, tra i quali compare il nome grosso, quello di Steno Marcegaglia, patron dell’omonimo Gruppo e padre di Emma, presidente di Confindustria. L’accusa è di illecita miscelazione e smaltimento di rifiuti tramite la simulazione di operazioni di selezione, trattamento e recupero, falsificazione di documenti analitici e di trasporto ed associazione a delinquere. Inoltre, Stefano Rosi e Luca Tronconi, presidente e vice-presidente della società di intermediazione Agrideco – il cui “malaffare” secondo gli inquirenti non poteva avvenire all’oscuro dei loro diretti clienti, ovvero Procter&Gamble, Gruppo Marcegaglia e Gruppo Lucchini – dovranno rispondere anche di omicidio colposo per la morte di Doru Martin.
Un sistema generale da 30 milioni di euro di profitto l’anno, circa un milione di tonnellate di rifiuti speciali smaltiti come normali, 800 camion attivi su mezza Italia – messi a disposizione da una serie di ditte campane – adibiti al trasporto di terra proveniente da bonifiche di distributori di carburante e scarti di produzione industriale contaminati da mercurio, verso discariche ed aree di stoccaggio in Trentino, Emilia Romagna e Toscana. Questi i principali numeri di un’attività illecita, il cui fulcro ruotava intorno ad un impianto di stoccaggio e selezione rifiuti operante nella zona industriale di Lanciano, regolarmente autorizzato alla gestione rifiuti dove, dichiarando che i rifiuti da loro gestiti e trattati provenivano da attività di selezione automatica – tecnologia di cui la ditta non dispone – ottenevano un forte sconto sull’applicazione dell’ecotassa regionale, per 500.000 euro circa. In Abruzzo, si apprende da fonti Ansa, è stata inoltre riscontrata la complicità di appartenenti alla polizia provinciale, rei di rilasciare attestazioni di comodo.
L’operazione del NOE di Grosseto va ad inserirsi in un contesto nazionale che dal punto di vista della gestione e del trattamento dei rifiuti presenta più di un’irregolarità. Altre due inchieste, nei mesi scorsi, sono andate verso questa direzione. A gennaio i Carabinieri del Gruppo di Tutela Ambiente di Treviso effettuarono dieci arresti e 40 perquisizioni con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. L’organizzazione operava attorno a un sito di Fagnano Olona (Varese), conosciuto come “La Valle”, formalmente adibito a ricovero di mezzi, ma di fatto utilizzato illecitamente come base di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi. La famiglia di Salvatore Accarino avrebbe coordinato l’illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica della Cartiera Fornaci di Fagnano Olona, soprattutto terre contaminate da idrocarburi e metalli pesanti.
Sempre agli inizi del 2010, per fatti risalenti al 2006, con l’operazione “Acciaio sporco” i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catanzaro hanno scoperto l’esistenza di una vera e propria organizzazione, ramificata in più regioni con la Basilicata della rifiuti connection in primo piano, finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi, con un ruolo centrale svolto dall’impresa “Palmieri Francesco”, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla “raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi”. Una fitta rete gestita da Francesco Palmieri – anche amministratore della Ecofuturo S.r.l. – con il coinvolgimento di 21 soggetti privati, 7 enti pubblici e 96 aziende, tra le quali l’ex Siderpotenza SpA, oggi Ferriere Nord SpA, appartenente al Gruppo Pittini, che avrebbe smaltito enormi quantitativi di rifiuti ferrosi non pretrattati, falsificando i codici CER delle materie smaltite illegamente nell’altoforno, con grave rischio per la salute a causa delle emissioni tossiche e nocive. Il Gruppo Pittini rilevò la Siderpotenza SpA dal Gruppo Lucchini, coinvolta nell’inchiesta “Golden rubbish”.
Da quello che si evince scorrendo l’elenco delle ipotesi di reato, il cuore di queste tre inchieste sembra essere la falsificazione dei codici di classificazione CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) e le operazioni di smaltimento che avvengono in aree distanti dai luoghi dove viene prodotto il rifiuto. Il nuovo sistema SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) dovrebbe evitare le falle della codifica, anche se le perplessità in merito non sono poche, come la limitazione al pubblico delle informazioni che non garantisce un controllo dal basso o gli obblighi a cui saranno chiamate le piccole aziende. L’altro aspetto è il business sul trasporto, nel quale si inseriscono notoriamente le mafie. [di Pietro Dommarco]
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