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Articoli nella sezione News

Como. Indagini sulla ‘ndrangheta: “Rifiuti tossici sotto il nuovo ospedale Sant’Anna”

20 luglio 2010

Sono 2mila le tonnellate ipotizzate di rifiuti tossici sotterrati sotto il nuovo ospedale S. Anna di Como. Questo è quanto emerge dall’indagine dell’antimafia di Milano che ha prodotto l’arresto di 300 persone in tutta Italia. Finiscono in manette il canturino 36 enne Ivan Perego, proprietario della Perego strade, Salvatore Strangio, e Andrea Pavone amministratori dell’azienda.

L’accusa per l’imprenditore Perego è di associazione mafiosa per “aver favorito l’ingresso nella sua società” di un uomo strettamente legato al boss calabrese Salvatore Strangio. Il nuovo socio calabrese, secondo gli inquirenti, aveva il compito di indurre i concorrenti di appalti a ritirare le offerte, ivi instaurare rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, per ottenere, con regali o somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Così la Perego strade, avrebbe imposto la presenza dei suoi camion in appalti pubblici come la nuova struttura sanitaria S. Anna di Como. Dalle indagini emergerebbe, inoltre, che le 2mila tonnellate di rifiuti tossici proibiti sono stati sepolti durante la movimentazione delle terre della nuova costruzione. A dirlo sono dipendenti e camionisti della società che, con minuzia di particolari, raccontano come i rifiuti tossici venivano trasportati e scaricati nelle fondazioni del cantiere pubblico di Como. Rifiuti che provenivano da altri siti cittadini in via di bonifica. Si tratterebbe di amianto, eternit e bentonite, e chissà che altro.

L’azienda economicamente sofferente, avrebbe ordinato ai propri dipendenti, di obbedire a ordini illeciti, utilizzando il ricatto del posto di lavoro. I magistrati definiscono Ivano Perego un “personaggio privo di scrupoli, colluso con la ‘ndrangheta”. Ora la nuova struttura sanitaria, costata 160 milioni di Euro, è gravata dal sospetto di contaminazione del sito per sostanze tossiche. Le rivelazioni mettono in “forse” la sua agibilità, certificazione che attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità, necessari per garantire alle persone di vivere in tutta sicurezza, in riferimento al Testo Unico dell’Edilizia. In bilico anche l’inaugurazione della struttura, che potrebbe bloccare il trasloco previsto per il 12 settembre. Le notizie allarmanti, inducono il geologo e consigliere PD Mario Lucini a incalzare la magistratura a verificare quanto prima l’attendibilità e la credibilità di quanto dichiarato dai dipendenti. Al più presto, per richiesta della Procura della Repubblica di Como, saranno effettuate analisi del sito atti a verificare la composizione del materiale sottostante il costruito, nonché al raffronto delle gravissime dichiarazioni. Intanto un altro camionista dichiara: “In ogni cantiere dove ha lavorato la Perego nel corso degli anni sono stati utilizzati per le opere di riempimento materiali fortemente inquinanti, come eternit e amianto”. Anche se è sfumato il possibile sequestro della struttura, la tensione resta alta, per questo, in settimana è previsto un vertice tra i costruttori e il direttore dell’ospedale. Andrea Mentoni, direttore generale della struttura ospedaliera, non rilascia commenti. Il fiato rimane sospeso in attesa che i tecnici incaricati dalla Procura di Como forniscano il loro esito. [Articolo di Sabina Barca. Fonte: Nuova Resistenza]

Caserta, dossier choc: i rifiuti tossici stanno decimando la popolazione

20 luglio 2010

Tutto è iniziato con le indagini epidemiologiche dell’Istituto Superiore della Sanità risalenti a un anno fa che hanno attinto informazioni da una ricerca eseguita dall’ospedale Monaldi e dall’Enea. I dati erano «disastrosi» stando alle informazioni fornite dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Da quel dossier medico si è appreso che l’incremento di tumori nella popolazione che vive nel Casertano, rispetto ad altre popolazioni, è riconducibile a fenomeni di smaltimento illecito di rifiuti. Smaltimenti che, per anni, le aziende consorziate per la raccolta e il trattamento di rifiuti, spesso in odore di camorra, avevano intombato nei terreni delle campagne coltivate dell’agro Aversano e del litorale Domizio. Inoltre, lo studio dell’Oms, istituto superiore di sanità e Cnr di Pisa, eseguito fra Napoli e Caserta, ha riscontrato nelle popolazioni a ridosso delle discariche abusive gestite dalla camorra, eccessi di mortalità per tumori al polmone, fegato e stomaco e il rischio per alcune malformazioni alla nascita superiore dell’80 per cento la media regionale (24,6%).

Mentre si riscontrano casi di tumori alla vescica e malformazioni urogenitali nel basso Casertano. I dati allarmanti contenuti nell’ultimo dossier erano finiti sulle scrivanie dei procuratori della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che si occupano di reati ambientali. Nell’ultima inchiesta sui depuratori dei Regi Lagni la procura aveva inoltre scoperto che non solo i rifiuti solidi, ma anche le acque di alcuni paesi del Casertano (in particolari dei comuni di Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa) venivano sversate direttamente nei Regi Lagni senza passare attraverso i depuratori di acque reflue. E da lì direttamente in mare, dove in estate i bagnanti sono soliti trascorrere le loro vacanze. Per questo, da quelle stesse scrivanie che hanno elaborato indagini, è venuto fuori un documento redatto e presentato alla Seconda Università degli Studi di Napoli, all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e al Ministero dell’Ambiente – direzione qualità della vita – che prevede, a settembre, la creazione di un pool di esperti per monitorare il territorio campano nei suoi siti più a rischio. Il tutto siglato con la firma su un protocollo d’intesa, già pronto in bozza, tra le forze dell’ordine, ministero, università e procura. Un’idea venuta al procuratore capo Corrado Lembo e spiegata in conferenza stampa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni tre giorni fa in prefettura. Quando Maroni ha dichiarato che «a settembre verrà anche il ministro Prestigiacomo a Caserta per siglare il protocollo», tutti si sono chiesti cosa contenesse il documento. Ebbene, nella bozza è contenuto il patto di collaborazione tra l’Asl di Caserta, il corpo forestale dello Stato, il comando delle capitanerie di porto e dei carabinieri per la tutela ambiente che avranno l’obbligo di segnalare notizie di reati ambientali alla procura.

In pratica, chi per primo riscontra irregolarità nella gestione rifiuti, dovrà segnalarlo in procura in tempi veloci. Prevede, anche, l’impegno da parte degli istituti di ricerca di redigere mappe tematiche (su coltivazioni di cave, smaltimenti di traffici illeciti, sversamenti di inquinanti nelle acque, improprio uso antropico di acque contaminate, sull’inadeguatezza e smaltimento di rifiuti e l’immissioni di sostanze inquinanti nell’area). Si dovranno acquisire informazioni epidemiologiche cicliche con l’istituzione di una rete di monitoraggio sui rischi per la salute dei cittadini. E costruire un pool di esperti per l’analisi dei dati. Un punto tra tutti è occupato, nella bozza di protocollo, da un vincolo fondamentale: quello che prevede il controllo dell’attivazione di bonifiche sui siti inquinati. Negli anni passati sono stati proprio i controlli che non hanno funzionato nella complessa macchina istituzionale nel settore dei rifiuti. Il tutto sarà coordinato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere «sulla scorta – si legge nella bozza – delle indicazioni tecniche fornite dagli altri soggetti firmatari». In pratica per la prima volta si raccoglieranno dati che certificheranno l’incidenza sulla salute della popolazione dei reati di tipo ambientale. [Articolo di Marilù Musto, tratto da Il Mattino]

Maxi-blitz dei Carabinieri a Macerata: scoperto traffico di rifiuti tossici

19 luglio 2010

Sono finite nell’occhio del ciclone l’Eco Service srl di Corridonia e la discarica Senesi srl di Colli dell’Asola di Morrovalle, l’una e l’altra in provincia di Macerata. Secondo i carabinieri del Noe e la procura di Napoli, infatti, intorno a questi due impianti modello, sorti fra il 1988 e il 1989, si sarebbe dipanata la “Ragnatela” (nome in codice dell’operazione) di un maxi traffico illegale d’immondizia. Un fiume di 100mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi provenienti dal sud che, fra il 2005 e il 2009, sono stati smaltiti in discariche pubbliche, dopo essere stati fintamente ripuliti nell’impianto d’inertizzazione di Corridonia e declassificati. Un giro d’affari da 5 milioni di euro, scoperto dai carabinieri del Nucleo per la tutela dell’Ambiente di Ancona grazie a un controllo nella discarica campana di Casoria.

30 gli indagati e 11 le ordinanze di custodia cautelare (nove gli arresti), firmate dal gip di Napoli per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti alla truffa aggravata, dalla corruzione all’accesso abusivo ai sistemi informatici. Fra gli arrestati figurano Pietro e Giordano Palmieri, padre e figlio di 62 e 35 anni, che gestiscono la Eco Service; i loro collaboratori Gianfranco Bernabei, Adriano Bernabei, Rodolfo Briganti e Marcello Cioppettini, tenente della polizia provinciale di Macerata. Agente di Pg presso la procura maceratese, Cioppettini era la “talpa”, che in cambio di denaro forniva a Pietro Palmieri notizie coperte da segreto istruttorio per sviare le indagini.

I fili della ragnatela convergevano sulle Marche da varie regioni italiane. Arrivavano melme, terre e rocce da scavo, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, polveri di caldaia: miscele micidiali, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo e idrocarburi, che avrebbero dovuto essere smaltite dopo un costoso trattamento di neutralizzazione e che, invece, per assicurare un surplus di guadagani alla banda, finivano senza alcuna precauzione in discariche compiacenti. Per l’accusa i gestori degli impianti erano perfettamente consapevoli di accogliere carichi incompatibili con le loro autorizzazioni. In quattro anni l’Eco Service avrebbe risparmiato 90mila euro sull’ecotassa dovuta alle Regioni Marche, pur vantando fra i propri clienti gruppi industriali, banche e amministrazioni pubbliche di primo piano. Complessivamente il valore dei beni sequestrati all’organizzazione, incastrata anche grazie alle intercettazioni telefoniche, ammonta a 20 milioni di euro. Ancora tutto da calcolare invece il danno potenziale alla salute dei cittadini. [Fonte]

Rifiuti pericolosi declassati: 11 arresti, 30 indagati

16 luglio 2010

Undici misure cautelari, di cinque con la custodia in carcere, quattro ai domiciliari e due obblighi di dimora nel comune di residenza sono stati eseguiti dai carabinieri del Noe di Ancona su mandato della Procura della Repubblica di Napoli. L’accusa nei confronti degli indagati è associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici. E’ stato eseguito, inoltre, un sequestro preventivo del complesso aziendale della Ecoservice di Corridonia (Macerata) e di una somma di denaro pari a oltre 89mila euro con evasione della cosiddetta ‘ecotassa’. Le indagini hanno consentito di accertare che gli indagati effettuavano, a vario titolo, attività di gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, in particolare rifiuti provenienti da bonifiche di siti altamente inquinati, che, attraverso operazioni fittizie effettuate all’interno dell’impianto dell’Ecoservice venivano ‘declassificati’ da pericolosi a non pericolosi e poi smaltiti in siti non autorizzati allo smaltimento finale dei rifiuti. L’indagine – si legge in una nota – è partita dalla verifica di una bonifica di un sito di Casoria, in provincia di Napoli. Si è poi seguito il percorso dei rifiuti prodotti e si è accertato che questi erano stati conferiti presso l’impianto di Corridonia della Ecoservice srl che, sempre secondo le indagini, rappresentava la base di una vera e propria organizzazione. Si parla di centomila tonnellate di rifiuti pericolosi, compresi scarti della raffineria di Gela, fra il 2005 e il 2009 in discariche italiane ed europee, con la copertura di un ufficiale di polizia giudiziaria della Procura di Macerata, sospettato di avere intascato tangenti.

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Caserta, fanghi tossici e trattamenti fantasma: venivano ritirati e sversati in campagna

13 luglio 2010

Fanghi tossici nelle campagne casertane, ritirati dalle abitazioni private e poi sotterrati alla meno peggio senza subire alcun trattamento di bonifica. È quanto emerge dall’indagine dei carabinieri del Noe sugli affari nello smaltimento dei rifiuti che interessa sette regioni e ha portato nella mattinata di oggi, lunedì, a 14 arresti in tutta Italia. In particolare, un’impresa di Gricignano d’Aversa aveva l’incarico di ritirare i liquami presso le abitazioni prive di collegamenti alle fogne. Gli stessi liquami avrebbero dovuti essere trattati e inertizzati ma i fanghi, secondo quanto emerge dall’ indagine, venivano gettati nelle campagne del Casertano. Sono cinque gli impianti di smaltimento e discariche di rifiuti sequestrati a Frosinone, Caserta, Arezzo e Pistoia dai carabinieri. Ai rifiuti speciali pericolosi, secondo quanto si apprende, veniva attribuito il codice di «non pericolosi» trattandoli come semplici rifiuti speciali con costi decisamente più bassi e incassando la differenza degli introiti. Un metodo illegale messo in pratica, secondo gli investigatori, da alcuni anni. I gestori di impianti e discariche finiti in manette sono delle città e provincie di Foggia, Napoli, Caserta, Macerata, Pistoia, Prato, Viterbo e Frosinone. [Fonte: Alto Casertano]

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