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Articoli nella sezione News

Rifiuti, Commissione parlamentare in Basilicata

9 marzo 2010

Primi sopralluoghi nel materano insieme al collaboratore di giustizia Francesco Fionti. E’ cominciata stamani dalla Basilicata la visita della Commissione parlamentare sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, nell’ambito delle inchieste sui presunti interramenti di fusti nel territorio lucano e sulle «navi dei veleni» in Calabria: i primi sopralluoghi si sono svolti nel Materano, con il collaboratore di giustizia Francesco Fonti (che per primo parlò degli illeciti), senza però trovare, al momento, nessun riscontro. «Obiettivo della missione – ha detto all’Ansa il presidente della Commissione, on. Gaetano Pecorella (Pdl) – è di fare finalmente chiarezza dopo 15 anni di inchieste, con notizie che periodicamente tornano sui media con grave danno per l’immagine e l’economia. Faremo tutte le verifiche necessarie per poi dare al Parlamento una relazione finale». Fonti, negli scorsi mesi, ha indicato alla Commissione circostanze e indicazioni sui luoghi del possibile interramento di fusti contenenti rifiuti tossici nel Materano, ricordando in particolare un «paese illuminato nel tragitto notturno sui camion». Stamani il collaboratore di giustizia non ha trovato riscontri nel territorio che circonda Craco, e la commissione si sta dirigendo a Bernalda. Nel pomeriggio un ulteriore sopralluogo è previsto nel Centro Enea di Rotondella. [Fonte: Il Quotidiano della Basilicata]

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Inceneritori ed agricoltura sostenibile

4 marzo 2010

L’agricoltura sostenibile deve conservare ed utilizzare la biodiversità, rifiutando l’uniformità produttiva del sistema agricolo industriale e rivalutando la tipicità dei prodotti e la biodiversità dei gusti del cibo a seconda delle regioni. Inoltre, avendo come obiettivo la qualità e non tanto la quantità, si adatta anche a quelle regioni considerate marginali, come quelle di collina e di montagna. La pericolosità degli inquinanti prodotti dagli inceneritori è confermata da numerosi studi medici. Uno studio epidemiologico condotto dall’Università di Birmingham ribadisce che in prossimità di inceneritori di rifiuti, il rischio di leucemia e cancri solidi aumenta vertiginosamente nei bambini. Gli inquinanti vengono trasferiti dall’aria al suolo con le scorie e le ceneri. Gli inquinanti vengono trasferiti dall’aria al suolo con le scorie e le ceneri.

Le principali sostanze inquinanti emesse da un impianto di incenerimento sono: Policlorodibenzodiossine (Diossina); Policlorodibenzofurani (Furani); Ceneri contenenti mercurio, cadmio, rame, manganese, nichel, zinco, cromo, ferro; Idrocarburi policiclici aromatici (IPA); Fosforo; Ossidi di zolfo; Cloro; Ossidi di azoto; Acido Solfidrico; Ossido di carbonio; Ceneri contenenti argento, antimonio, arsenico, stagno, idrocarburi policiclici aromatici.

A tutto questo va aggiunta la produzione di CO2: incenerire 1 kg di rifiuti comporta l’uso di 7 kg di aria e 1 kg acqua, nonché la produzione di 3 kg di CO2 determinante per l’incremento dell’effetto serra. Un inceneritore, inoltre, riduce ma non elimina la quantità di rifiuti: di ogni tonnellata di RSU incenerita infatti produce 300 kg di scorie, 30 kg di ceneri e 10-80 kg di prodotti usati per la depurazione. Tutto questo ha un peso e un volume molto inferiore rispetto ai RSU ma ha un potere inquinante molto più alto e quindi va smaltito in discariche speciali le quali oltre ad essere più costose garantiscono la conservazione e la non pericolosità dei rifiuti solamente per 20 anni a fronte di una durata centenaria degli inquinanti. Come riporta un documento di Medicina Democratica, da un’indagine del Ministero dell’Agricoltura francese risulta che tassi allarmanti di diossina sono stati riscontrati nel latte prodotto in 34 dei 95 Dipartimenti del Paese. In tre Dipartimenti del Nord – l’area a maggiore vocazione lattiera – il tasso riscontrato è superiore a 3 picogrammi per grammo di grassi dei prodotti lattiero – caseari analizzati, rispetto ad un valore di riferimento che non dovrebbe superare 1 picogrammo, mentre a 5 picogrammi scatta la proibizione del consumo. La diossina dispersa nell’atmosfera appare dovuta all’attività degli inceneritori; 40 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, secondo il Ministero dell’Ambiente, non sarebbero in regola, e quindi continuano sistematicamente a contaminare i pascoli. L’indagine si sta anche estendendo ai tassi di diossina nelle uova e nelle carni.

Le prefetture hanno vietato a sedici aziende agricole la vendita del latte prodotto e sono stati chiusi gli inceneritori di Halluin, Wasquehal e Sequedin (zona di Lille) assieme a quello di Maubeuge, nel nord del paese, dove si è accertato il superamento di 1.000 volte il vigente limite previsto dalle direttive dell’Unione Europea sulle diossine. Tant’è che la Francia sta riconsiderando la sua politica di smaltimento dei rifiuti urbani da decenni basata sull’incenerimento e sta sottoponendo gli impianti di incenerimento, fino a ieri vantati come sicuri e non inquinanti, a verifiche approfondite. Lo studio ha portato alla richiesta di blocco della costruzione di ulteriori inceneritori per rifiuti per evitare di aggravare l’attuale contaminazione, mettendo pertanto in discussione il programma francese che prevede oltre cento nuovi impianti. Analoghe verifiche sono in corso in Belgio per l’impianto di Anversa come per quelli di Weurt e Lathum in Olanda. In Olanda, è utile ricordarlo, nel 1989 l’inceneritore di Rotterdam fu spento e la produzione di latte del circondario fu distrutta per diversi anni per l’elevata presenza di diossine. In alcuni casi si sono verificate contaminazioni tra 11 e 14 nanog/l in TCDDeq a fronte di un limite massimo fissato in Olanda a 0,1 nanog/l; questo inquinante ha interessato anche aziende di agricoltura biologica. Ma non è solo la diossina ad inquinare i prodotti agricoli o a danneggiare le coltivazioni intorno ad un inceneritore. Infatti un peso rilevante è svolto anche da furani, IPA e metalli pesanti che possono essere assorbiti dai vegetali e trasferiti, attraverso la catena alimentare, agli animali e all’uomo. Inoltre ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, cloro, acido solfidrico possono reagire con pioggia e nebbia, dando origine a ricadute acide o comunque tossiche, pericolose per le coltivazioni agricole e in generale per l’ambiente. Anche le condizioni climatiche possono essere modificate a causa dell’incremento di CO2, dei fumi e del calore prodotti. È dunque evidente che campi e pascoli attorno ad un inceneritore vengono gravemente danneggiati sia dal punto di vista ambientale, che sanitario ed economico. D’altra parte è ben difficile fare sforzi per avere un’ agricoltura di qualità, magari biologica, legata al territorio se il territorio è sottoposto a fonti di inquinamento, tra l’altro ben visibili da parte dei potenziali consumatori: chi potrebbe reclamizzare il proprio prodotto agricolo con un’immagine dei campi sovrastati da un inceneritore? [di Gianni Tamino, Docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova]

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Rifiuti speciali smaltiti in terreni. Sgominata banda del Nord-Est

11 febbraio 2010

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip di Udine Alessio Verni su richiesta del Pm Viviana Del Tedesco nell’ambito di una inchiesta su un traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Tra gli indagati figurano due funzionari dell’Arpa di Udine. L’operazione vede impegnati i carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Treviso (Noe di Udine, Treviso e Venezia), con il supporto dei militari dell’arma dei comandi provinciali di Udine, Venezia e Treviso, che stanno sequestrando varie società e una decine di mezzi per il trasporto dei rifiuti.

L’indagine, denominata ‘Parking Waste’, è iniziata dal rinvenimento di una discarica abusiva di rifiuti speciali ospedalieri in un’area da adibire a parcheggio di pertinenza dell’ospedale civile di Latisana (Udine). Gli accertamenti dei militari del Noe di Udine, che si sono serviti di intercettazioni telefoniche e strumentazione tecnica, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un sodalizio criminoso che aveva smaltito circa 600 mila chili di rifiuti speciali costituiti da terreno frammisto a rifiuti ospedalieri, sotterrati in una discarica di inerti della provincia di Treviso. Contemporaneamente i carabinieri hanno accertato anche una illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica di un deposito di carburante di Gorizia. Rifiuti di amianto frammisto a terreno sono stati scaricati illecitamente presso un centro di stoccaggio nella provincia di Trento, per essere poi inviati per il definitivo smaltimento presso impianti tedeschi. Gli indagati sono accusati di avere costituito una associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. [Fonte: Ansa]

Inchiesta su traffico illecito di rifiuti, indagato Steno Marcegaglia

10 febbraio 2010

Hanno ‘ripulito’ rifiuti speciali e pericolosi con false certificazioni sversandoli in discariche e siti non attrezzati in mezza Italia. Tra i clienti avevano nomi grossi: Lucchini, Marcegaglia, Procter&Gamble. In due diverse operazioni condotte dai Carabinieri del Noe, i militari sono risaliti a due società, autonome l’una dall’altra, che muovevano i fili: una con sede a Scarlino (Grosseto), l’altra nella zona industriale di Lanciano (Chieti). Complessivamente sono state arrestate 23 persone. Altre 61 sono indagate, tra cui il patron del gruppo Marcegaglia, Steno in quanto presidente del gruppo. Tra le accuse agli arrestati c’é anche l’associazione per delinquere.

Il sistema era lo stesso: attraverso l’illecita miscelazione dei rifiuti, simulando operazioni di selezione, trattamento e recupero con la falsificazione dei documenti analitici e di trasporto, per anni sarebbero stati illecitamente smaltiti rifiuti in siti gestiti da titolari compiacenti. In Toscana, l’operazione (denominata ‘Golden Rubbish’, immondizia d’oro) ha portato a 15 arresti. Tutto è partito indagando su un incidente sul lavoro in cui, a Scarlino, il 26 giugno 2009, morì un operaio e un altro rimase gravemente ustionato. L’incidente avvenne nell’impianto dell’Agrideco, una società di intermediazione. A Scarlino l’impianto era autorizzato per il trattamento di rifiuti non pericolosi ma dall’indagine è emerso che la società nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray che risultarono rifiuti della Procter & Gamble. L’incidente avvenne a causa della triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette che provocò la fuoriuscita dei gas e una forte deflagrazione. Indagando sull’Agrideco i militari del Noe sono risaliti ai suoi clienti e in particolare alla Lucchini e al gruppo Marcegaglia per conto dei quali smaltiva rifiuti di vario genere. Il loro sistema permetteva di smaltire fino a 500 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Per i maremmani, il giro d’affari era di 30 milioni di euro l’anno. Sei degli arrestati e finiti in carcere sono i vertici dell’Agrideco tra cui il presidente del cda Stefano Rosi e il suo vice Luca Tronconi. Dovranno rispondere anche di omicidio colposo per la morte dell’ operaio a Scarlino. Gli altri arrestati, tutti ai domiciliari, sono quattro riconducibili al gruppo Marcegaglia tra cui l’ex direttore di un’industria siderurgica di Ravenna, Mauro Bragagni, tre della Lucchini tra cui il direttore dello stabilimento siderugico di Servola, Francesco Rosato, due responsabili di un sito di smaltimento finale di Sativa di Sardagna a Trento e un tecnico di un laboratorio di Bergamo. Per il gruppo Marcegaglia, in particolare, l’Agrideco smaltiva terriccio industriale contaminato, secondo le accuse, da mercurio proveniente dallo stabilimento di Ravenna attraverso false certificazioni realizzate in un laboratorio di Mantova, il Made Hse, appartenente allo stesso gruppo Marcegaglia. Il laboratorio è stato posto sotto sequestro. Per gestire il sistema di trasporto dei rifiuti, alcuni dei quali scaricati anche in un sito nel paese di Arrigo Sacchi, Fusignano, l’Agrideco si serviva di una serie di ditte campane che mettevano a disposizione fino a 800 grossi camion capaci di trasportare fino a 100 tonnellate al giorno in due viaggi.In Abruzzo l’operazione è stata denominata ‘Spiderman’. Otto le persone arrestate. Fulcro delle attività illecite era un impianto di stoccaggio e selezione rifiuti operante nella zona industriale di Lanciano, regolarmente autorizzato alla gestione rifiuti dove, dichiarando che i rifiuti da loro gestiti e trattati provenivano da attività di selezione automatica, tecnologia di cui la ditta non dispone, ottenevano un forte sconto sull’applicazione dell’ecotassa regionale, per 500.000 euro circa. In Abruzzo è stata inoltre riscontrata la complicità di appartenenti alla polizia provinciale che rilasciavano attestazioni di comodo. Il traffico accertato è stato stimato in circa 80.000 tonnellate nei soli conferimenti verso le due discariche, con un lucro per l’organizzazione non inferiore ai tre milioni di euro. Elogio per l’operazione è stato espresso dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha sottolineato quanto ora sia “opportuno” il varo del sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali, Sistri, “per combattere le ecomafie”. [Fonte: Ansa, scheda di Martino Iannone]

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Traffico illecito di rifiuti tossici: dieci arresti e 40 perquisizioni in Lombardia

19 gennaio 2010

Ci sono anche un consigliere del Comune di Solaro (Milano) e sei funzionari di banca tra gli indagati nell’operazione che ha portato all’arresto di Salvatore Accarino 57 anni, campano di origine e legato alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato, abitante a Fagnano Olona, già condannato per reati analoghi, il figlio Francesco, il fratello Mario e un’impiegata, Myriam Battistello. Agli arresti domiciliari, i titolari di aziende di smaltimento compiacenti che ritiravano i rifiuti inviati dagli Accarino, accettavano per buone le bolle di trasporto falsificate e chiudevano gli occhi sul fatto che gli Accarino avevano il compito di trasportare i rifiuti ma non di trattarli rendendoli, almeno apparentemente, innocui. Fra questi anche un imprenditore e consigliere di minoranza al Comune di Solaro. Domiciliari anche per gli impiegati degli Accarino che si prestavano a taroccare le bolle di accompagnamento dei camion e «le teste di legno» ovvero i prestanome, titolari di conto corrente su cui in effetti operavano gli Accarino.

LA BONIFICA DELLA CARTIERA - Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. L’organizzazione, secondo quanto accertato dai carabinieri, operava attorno a un sito di Fagnano Olona (Varese), noto come «La Valle», formalmente adibito a ricovero di mezzi, ma di fatto utilizzato illecitamente come base di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi. La famiglia di Salvatore Accarino avrebbe coordinato l’illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica della Cartiera Fornaci di Fagnano Olona, soprattutto terre contaminate da idrocarburi e metalli pesanti. Gli ingenti guadagni sarebbero poi stati riciclati con l’acquisto di mezzi e attrezzature da impiegare nelle società collegate all’organizzazione, oppure acquistando nelle aste pubbliche mediante prestanome unità immobiliari in passato pignorate alla famiglia Accarino

I PRESTANOME - Salvatore Accarino, già fallito e condannato con sentenza confermata in Cassazione proprio per traffico di rifiuti, non poteva gestire imprese né conti correnti. Per questo, secondo i carabinieri del Noe, erano stati individuati dei prestanome che consentivano a Salvatore Accarino di gestire tutto il traffico senza comparire in prima persona. «L’abbiamo individuato – ha detto il pm Sabrina Ditaranto – solo attraverso le intercettazioni telefoniche». Fra gli indagati, anche sei funzionari di banche compiacenti che permettevano a Salvatore Accarino di gestire e fare movimentazioni su conti correnti intestati ad altre persone. Nonostante il suo status di pluriprotestato, Accarino sarebbe stato sistematicamente favorito dai direttori e impiegati di banca di alcuni istituti di credito nelle province di Verbania, Varese e Milano.

L’OPERAZIONE – I carabinieri del Gruppo tutela ambiente (Gta) hanno eseguito dieci provvedimenti restrittivi, una quarantina di perquisizioni, sequestri di sette aziende e decine di mezzi, oltre ad aree e impianti di stoccaggio di rifiuti. Nell’operazione sono stati impegnati circa 200 militari del Gta di Treviso, con il sostegno dei carabinieri dei comandi provinciali di Varese, Monza, Milano e del secondo Elinucleo di Orio al Serio (Bergamo). Gli ordini di custodia cautelare sono stai emessi dal gip Nicoletta Guerrero, su richiesta del pm Sabrina Ditaranto del tribunale di Busto Arsizio (Varese). [Fonte: Il Corriere della Sera]