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Articoli nella sezione Amianto

La Maddalena, la bonifica mai cominciata

25 giugno 2010

Ha speso 72 milioni di euro per bonificare La Maddalena. Affidando i lavori a suo cognato. Ma ‘L’espresso’ ha scoperto che due metri sott’acqua è ancora pieno di rifiuti tossici e materiali pericolosi per la salute. Lastre di fibre di amianto nel mare tra l’Arsenale e il Parco di Caprera. Una discarica di rifiuti tossici nell’arcipelago della Maddalena. Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi tre chilometri tra andata e ritorno.

Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l’anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare. Nubi color antracite salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l’unica operazione considerata necessaria. Almeno, l’avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva. «Un intervento esemplare», hanno detto.

L’aveva confermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario delegato di queste grandi opere. L’aveva certificato il suo sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni. Invece no. Forse sono stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di stipendi d’oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto, nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono. E chissà, magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a L’Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero sollevato gli idrocarburi e trasformato l’acqua in un ammasso oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell’antiterrorismo non avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti sul fondo.

Questa storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle telecamere di “Porta a Porta” Bertolaso difende il cognato, Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. «Avete pure messo in mezzo mio cognato», dice a chi gli contesta gli incarichi familiari alla Maddalena: «Io a mio cognato non gli ho dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato». Mascazzini, nel 2008, è direttore generale del ministero dell’Ambiente. Il cognato di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione in Sardegna che coordina la bonifica e l’avvio dei cantieri del G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po’ diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un’attività finanziaria all’estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile di tutta l’operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è un grande esperto di bonifiche.

Passano le settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22 maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis Vuitton Trophy. L’occasione, pure questa finanziata con soldi pubblici, per il lancio ufficiale del “porto spettacolare del futuro”, come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto in futuro. Non prima di un anno. E’ un inizio un po’ zoppo del nuovo polo turistico affidato in concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno succede qualcosa di strano. L’acqua in cui si riflette l’opera simbolo progettata dall’architetto Stefano Boeri diventa nera. La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai fondali nuvole dense che colorano il mare. Non è solo sabbia, che nell’arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo. [articolo di Fabrizio Gatti, tratto da L'Espresso]

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Sequestrate 36 tonnellate di amianto ed un sito di stoccaggio abusivo

27 maggio 2010

Dopo l’arresto nei giorni scorsi di quattro persone intente al trasporto e conferimento in discarica abusiva materiali pericolosi per la salute pubblica, i militari del Gruppo della Guardia di finanza di Reggio Calabria, hanno sottoposto a sequestro in località Croce Valanidi 36 tonnellate di amianto e un sito di stoccaggio abusivo. Nel corso delle indagini condotte per risalire ai responsabili dello scempio ambientale del fronte mare di Bocale (RC), le Fiamme Gialle hanno effettuato mirati controlli ad alcuni cantieri edili operanti nelle vicinanze di Pellaro (RC). I militari, insospettiti dai lavori di rifacimento di alcuni tetti, rilevavano che l’eternit del quale erano composti veniva conferito, per il trasporto e lo smaltimento, alla ditta P.A. di Reggio Calabria, che non era in grado di esibire la documentazione prevista dalla normativa vigente in materia nè indicare il luogo di destinazione del materiale prelevato. I finanzieri decidevano quindi di estendere il controllo alla sede della ditta dove, subito dopo l’accesso, constatavano che l’area attigua agli uffici era stata destinata a sito per lo stoccaggio abusivo di circa 36 tonnellate di eternit e materiale di risulta. Dopo avere apposto i sigilli all’area, veniva notiziata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria che disponeva la denuncia a piede libero del titolare della ditta – P.A. di anni 49 – per trasporto e stoccaggio abusivo di materiale pericoloso per la salute pubblica in violazione all’art. 6 comma 1 lett. b) della L. 210/2008 ed allertate le Autorita’ sanitarie cittadine per l’effettuazione delle analisi qualitative e le perizie necessarie alla bonifica dell’area. [Tratto da: Il Velino]

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Amianto. Nel Paese dei veleni dimenticati

25 maggio 2010

Una storia senza fine. Quella dell’eternit e delle sue vittime. Mentre a Torino continua il maxi processo, è in fase preliminare un secondo dibattimento, che riguarda le vittime dopo il febbraio 2008. In quello in corso, sul banco d’accusa ci sono il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne. Entrambi sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Rischiano fino a 13 anni per l’accusa di disastro ambientale doloso e fino a 10 per l’inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza. Nell’udienza di ieri ha testimoniato Francois Iselin, già architetto del Politecnico di Losanna e che per decenni si è occupato di questioni relative all’amianto.

Secondo il testimone, «sin dal 1962 era universalmente noto che l’amianto causava il cancro. Bisognava abbandonarlo. Ma la Eternit fino al 1990 lo ha utilizzato due volte più di prima». Iselin ha spiegato che in Svizzera l’amianto è stato vietato nel 1990 ma che Eternit ha ottenuto una proroga fino al 1994; inoltre ancora oggi ci sono aziende che possono ottenere dal governo speciali autorizzazioni per continuare a impiegarlo, anche se il tutto è avvolto dal segreto («è confidenziale»). «In Eternit – ha precisato – si disse nel 1975 che l’amianto era potenzialmente pericoloso ma che si potevano evitare problemi adottando misure di controllo. Il punto è che non si può mai evitare la contaminazione ».

L’amianto è fuorilegge in Italia da 18 anni, ma come è stato sottolineato nel corso di un convegno organizzato dall’Inail lo scorso 28 aprile, giornata dedicata alle vittime delle patologie dell’amianto, «non è un problema del passato». Un dramma al quale lo Stato ancora non ha dato la giusta rilevanza, se è vero che il fondo per le vittime dell’amianto è stato istituito con la Finanziaria del 2008, ma a distanza di due anni non è ancora potuto decollare, perché manca ancora il regolamento attuativo. Dopo ottocentocinquanta giorni dal varo della legge si sa soltanto che il 25 febbraio scorso il testo riformulato è stato nuovamente trasmesso al Consiglio di Stato. Il procuratore vicario Raffaele Guariniello, che per questo processo ha condotto le indagini assieme ai pm Sara Panelli e Gianfranco Colace, ha ricordato che «oltre al percorso giudiziario bisogna anche andare alla ricerca dei tumori da amianto “che si perdono”, dimenticati negli archivi dei comuni e degli ospedali». Un’indagine utile «non solo a un corpo di studi astratti, ma per l’individuazione delle responsabilità e di eventuali siti inquinati». Sulla stessa linea Luciano Spagnuolo Vigorito, docente di diritto del lavoro all’università Statale di Milano, che ha ribadito come sia «arrivato il momento di rinnovare l’attenzione e coinvolgere il problema della responsabilità oggettiva nell’assetto normativo». Il problema delle patologie da amianto non è, infatti, un fenomeno superato. «Secondo le nostre valutazioni per i mesoteliomi dovuti ad asbesto il picco sarà nel 2013-2015 – ha sottolineato il presidente dell’Ispels Antonio Moccaldi – Bisogna andare avanti con la ricerca, perché è un campo su cui c’è da lavorare moltissimo».

Tornando al processo, occorre sottolineare che la testimonianza di Iselin non ha convinto le difese. L’avvocato Giovanni Lageard, dopo aver sottolineato che lo svizzero non conosce la composizione societaria di Eternit, ha commentato, in una pausa dell’udienza, che «il teste, nonostante sostenga di aver seguito la questione per tanti anni non è informato su un sacco di situazioni, e non ha nemmeno fatto una semplice visura camerale». I difensori hanno anche osservato che il verbale della testimonianza resa da Iselin durante le indagini, non è stato depositato agli atti eppure lo si può trovare sul sito internet dell’avvocato di parte civile Sergio Bonetto. [articolo di Vincenzo Mulè, tratto da Terranews]

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