Otto regioni per Napoli

8 luglio 2011

Otto regioni avrebbero finalmente confermato il loro sì al trasferimento dei rifiuti napoletani. Si tratta di Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Puglia e Marche. E già domani potrebbero essere firmati i primi tre nulla osta, così come previsto dal decreto rifiuti, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri. A darne notizia il governatore Stefano Caldoro che ha spiegato: «Le Regioni hanno chiesto, come atto di lealtà reciproca, l’avvio delle pratiche per aprire le discariche a Napoli. Io ho informato che il commissario prefettizio, che con i suoi poteri si sostituisce ai sindaci, ha già avviato le procedure».

Nemmeno il tempo per gioire che dalla Lombardia hanno frenato ogni entusiasmo: «Non abbiamo dato nessuna disponibilità – chiosa l’assessore regionale con delega ai rifiuti Daniele Bellotti – non abbiamo né la possibilità né la volontà di smaltire i rifiuti napoletani». Malgrado il giallo lumbard sull’accoglienza dei rifiuti, Caldoro non si arrende e si dice fiducioso perché presto arriveranno altri via libera, ma nel frattempo ha finalmente dato l’ok al dispositivo che per liberare gli stir consente l’invio dei rifiuti trattati nelle discariche di Avellino, Benevento e Caserta. Il sindaco di Napoli, a Roma assieme a Caldoro per l’audizione in commissione rifiuti, ha invece ribadito il no all’inceneritore cittadino e l’avvio di un piano alternativo ecocompatibile: «Alla commissione – ha spiegato Luigi De Magistris – abbiamo rappresentato anche le nostre preoccupazioni sui poteri criminali che possono bloccare i nostri piani». Una posizione che ha provocato la reazione di Edmondo Cirielli, presidente di centrodestra della provincia di Salerno, noto per aver rinnegato pubblicamente la resistenza partigiana e per la controversa legge di riforma del codice penale, che ha minacciato di non prendere mai più sul territorio la monnezza partenopea.

E mentre la situazione rifiuti in città resta critica (si parla di 1400 tonnellate di giacenza in strada) e si profila una nuova fase acuta per via del riempimento degli impianti di tritovagliatura che vengono usati come discariche temporanee, arriva una ricerca statunitense i cui dati fanno accapponare la pelle: la Campania è la regione con l’aumento più significativo di morti per cancro, un 22% in più dovuto proprio alla spazzatura e agli sversamenti illegali. Lo studio choc è stato pubblicato da una nota rivista scientifica americana Cancer Biology & Therapy, mentre il lavoro di screening e osservazione è stato condotto dalla Hhf di Spoleto e dallo «Sbarro Institute» di Philadelphia. Secondo Antonio Giordano direttore dell’istituto spoletino a causa delle ecomafie, dei rifiuti tossici e della sua crisi endemica «la Campania negli ultimi 30 anni è stata trasformata in un laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto», si è ormai creata «una fragilità genetica nella popolazione».

Un allarme di cui non sembra per nulla preoccupato il ministro della salute Ferruccio Fazio: «Noi invece abbiamo uno studio dell’Istituto superiore di Sanità che dichiara in modo inequivocabile che non c’è relazione tra tumori e diossina», ha contrattaccato. Eppure secondo gli americani il nesso c’è eccome, e non riguarderebbe solo i tumori, ma anche le malformazioni congenite che in Campania sono in aumento dell’82% in più per gli uomini e dell’84% per le donne.

[articolo di Francesca Pilla tratto da Il Manifesto dell'8 luglio 2011]

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